'Serra, assessore Sanità a S. Agata: "Con il decreto Lorenzin-Padoan l''ospedale chiuderà"'

"La struttura resterà aperta, ma non sarà più un Ospedale, sarà una casa della salute o un poliambulatorio, senza le professionalità e i posti letto né i servizi che aveva".

Sipario

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Redazione 31 luglio 2015
'“Quando entra in vigore il decreto Lorenzin-Padoan, l''ospedale di Persiceto chiude i battenti".

Così si esprime, senza mezzi termini né giri di parole, Maurizio Serra, assessore alla Sanità del Comune di Sant’Agata Bolognese, che ha alle spalle una lunga esperienza di direttore amministrativo di presidi ospedalieri e di aziende sanitarie anche molto importanti.


[b]Com’è a suo parere la situazione della sanità nel territorio dei Comuni Terre d’acqua?[/b]


Sempre peggiore, di anno in anno. Prendiamo per esempio l’ospedale di Persiceto, che era un Ospedale Generale di Zona. Quarant’anni fa aveva 220 posti letto, reparti di medicina generale, chirurgia generale con attività di urologia, ostetricia e ginecologia. Aveva servizi di radiologia, anestesia, pronto soccorso, laboratorio di analisi, era in grado di svolgere funzioni di otorinolaringoiatria, oculistica, fisiatria. Le attività ambulatoriali erano numerose e senza tempi di attesa, i bilanci erano in pareggio e i cittadini trovavano risposte adeguate. Ovviamente le prestazioni erano quelle di un Ospedale Generale di Zona; per gli interventi specialistici ci si rivolgeva agli ospedali di livello più alto, che erano attrezzati adeguatamente.


[b]E oggi?[/b]


Oggi non si sa quanti sono i posti letto; non ci sono più ostetricia e ginecologia, la chirurgia è ridotta ai minimi termini; la medicina non tratta più le patologie cardiache; la fisiatria un po’ c’è e un po’ non c’è; il laboratorio analisi effettua solo i prelievi, e la radiologia funziona a scartamento ridotto, non di notte e non nei giorni festivi. I tempi di attesa per molte prestazioni sono di mesi o addirittura di anni. I pazienti a volte sono costretti a girare fra le strutture pubbliche e private della provincia, a volte anche fuori regione, per avere prestazioni in tempi ragionevoli, oppure si rivolgono a pagamento alla libera professione e ai privati. Anche i pazienti ricoverati in ospedale a Persiceto, se hanno bisogno di prestazioni particolari vengono portati in ambulanza a Bologna o a Bentivoglio, e poi vengono riportati nel letto a Persiceto.


[b]Ma chi è il responsabile del peggioramento dei servizi sanitari?[/b]


L’organizzazione e la gestione della Sanità sono di competenza della Regione. La maggioranza politica che la governa da sempre, i suoi manager, i suoi sindaci e i suoi consiglieri regionali definiscono questo decadimento dei servizi “razionalizzazione, riordino, rimodulazione”, parlano ipocritamente di “sicurezza per i pazienti” e usano parole inglesi per fare bella figura. La Regione controlla poi le attività che vengono svolte nell’ospedale, e se verifica che esistono le condizioni di professionalità, le strutture idonee e le garanzie di sicurezza, l’ospedale viene “accreditato”. L’ospedale di Persiceto è stato “accreditato”: svolge e può svolgere la sua attività in condizioni di sicurezza certificate dalla Regione.


[b]E allora dov’è il problema?[/b]


Il problema è qui: che prima hanno tolto professionalità e servizi a Persiceto, creando una situazione peggiore di quella che aveva permesso l’accreditamento, e poi hanno investito a Bentivoglio, per dotare quell’ospedale di servizi e strutture che non c’erano.
A Persiceto non ci sono più anestesisti, cardiologi, radiologi, specialisti in grado di assicurare prestazioni di emergenza, se occorrono. Ecco allora i politici sostenere ipocritamente che per ragioni di sicurezza i nostri utenti devono essere indirizzati altrove. Ma dove? A Bologna, in qualche ospedale specializzato? No, a Bentivoglio, dove sono stati trasferiti quei servizi, quelle attività, quegli specialisti che avevano permesso a Persiceto di essere “accreditato”. L’ospedale di Bentivoglio è dello stesso livello di quello di Persiceto, ma a Bentivoglio non si arriva con mezzi pubblici, non c’è la ferrovia, e sui nostri cittadini vengono scaricati anche il disagio del viaggio e la spesa del trasporto. Questa strategia è talmente priva di buonsenso che, oltre a creare disagi e disservizi, costa anche di più, non solo in termini sociali, ma anche in termini prettamente economici.


[b]Quindi lei è d’accordo con chi ha raccolto le firme per chiedere che dopo le ferie estive l’ospedale recuperi la sua funzionalità?[/b]


Sì, credo che sia stata un’iniziativa meritoria, e ha ottenuto 3.500 firme: un buon successo. Ho firmato anch’io, anche se quella petizione ha un grande limite.


[b]Quale?[/b]


Si concentra sulla chiusura estiva e chiede garanzie per la ripresa dei servizi dopo le ferie, ma non è questo il problema. Il colpo di grazia per l’ospedale sta per arrivare con l’applicazione del Decreto Ministeriale 2 aprile 2015, n. 70 (il cosiddetto decreto Lorenzin-Padoan), che innalza i parametri per continuare a erogare servizi ospedalieri di base e pronto soccorso: occorrono un bacino di utenza compreso fra 80.000 e 150.000 abitanti e la presenza, fra l’altro, di servizi di laboratorio, di ortopedia, di anestesia, raggi x, emoteca, ecc. ecc. L’ospedale di Persiceto non ha i requisiti previsti, quindi, se il decreto viene applicato, l’Ospedale chiude.
La struttura resterà aperta, ma non sarà più un Ospedale, sarà un''altra cosa: una casa della salute o simili, cioè un poliambulatorio, senza le professionalità e i posti letto né i servizi che aveva. Ma il diritto alla salute non può essere sacrificato alle logiche puramente contabili di questi dirigenti improvvisati, e i tagli lineari – senza, cioè, distinguere fra costi necessari e spese superflue – sono davvero una brutta cosa. Perché non si elimina l’ARPA, se si vuol conseguire un risparmio notevole? È inutile, svolge funzioni che sono un doppione di quelle erogate dall’Azienda Sanitaria Locale. Se si abroga l’ARPA, quei soldi possono essere utili per garantire uno standard migliore di assistenza sanitaria ai cittadini.


[b]Sui quotidiani c’è scritto anche che per risparmiare sulle spese sanitarie sarà diminuita la frequenza con cui l’utente può avere accesso alle analisi periodiche; per esempio, gli esami per il colesterolo saranno ammessi solo una volta ogni cinque anni; chi ha bisogno di farli più spesso, li paga di tasca sua.[/b]


Per quanto il Presidente del Consiglio sia sprovveduto, mi meraviglio che ascolti consiglieri così poco introdotti nell’argomento. La prevenzione è sempre stata una caratteristica dell’intervento pubblico, e la prevenzione si avvale anche di accertamenti periodici e monitoraggi frequenti. Su tutta questa partita, sia a livello locale che a livello nazionale, mi sorprende negativamente anche la remissività dei sindacati, che pure dovrebbero farsi interpreti dei disagi dei cittadini.


[b]Anche a livello locale?[/b]


Certo. Nonostante abbiano ammesso di aver saputo della riduzione dei servizi sanitari durante l’estate solo a cose fatte, i sindacalisti presenti al Consiglio dell’Unione dei Comuni Terre d’Acqua, che si è tenuto a Persiceto il 20 luglio, si sono limitati ad esprimere solidarietà al sindaco di Persiceto, che ha fatto finta di dimettersi da garante della salute dei cittadini dell’Unione.
Invece il problema è molto serio, non riguarda solo la ripresa dopo l’estate, ma è in gioco la stessa sopravvivenza dell’ospedale persicetano, a causa del decreto Lorenzin – Padoan. Poi c’è anche un altro aspetto del problema: la sanità costituisce uno di quei servizi essenziali, garantiti dalla nostra Costituzione, che nel loro complesso permettono anche ai cittadini meno agiati di avere un’esistenza dignitosa. Chiudere un servizio significa scaricare costi su altri servizi e su altri settori, alterare quell’equilibrio sociale che è fatto di tanti diversi interventi.


[b]Quale spiegazione hanno allora queste politiche antisociali?[/b]


Favorire la sanità privata. Se io smetto di fornire servizi come istituzione pubblica e pago i privati perché svolgano funzioni che io sono in grado di esercitare con le mie strutture, con le mie risorse, con la mia esperienza e le mie professionalità, significa che io abdico al mio ruolo di amministratore pubblico. Non c’è altra spiegazione.


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