È morto don Dino Vannini, l’ultimo “comunista” di Sala

I funerali lunedì 2 aprile alle 16.30 nella chiesa di Bagno. Sarà presente il vescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi.

Don Dino Vannini in piedi mentre rema. Seduta con il fazzoletto in testa la maestra Lina Cotti

Don Dino Vannini in piedi mentre rema. Seduta con il fazzoletto in testa la maestra Lina Cotti

Redazione 30 marzo 2018

di Carlo D'Adamo


La foto di don Dino che mi piace di più è questa, che lo mostra in piedi su un moscone mentre rema. Seduta sulla piccola imbarcazione, con un fazzoletto scuro in testa, c’è la maestra Lina Cotti, laica e figlia di un partigiano comunista. Insieme fanno il giro delle case isolate, prendono nota del numero dei bambini piccoli e ogni giorno portano pane e latte. L’alluvione del 4-5 novembre 1966 fu terribile: tutta l’Italia nella stessa notte si trovò sott’acqua; la maggior parte dei fiumi e dei torrenti straripò, allagando non solo le campagne, ma anche i paesi e le città.


Il comune di Sala Bolognese, chiuso a nord dall’argine del Samoggia e a sud da quello del Reno – e attraversato, fra l’uno e l’altro, dai canali della Bonifica e del Dosolo – si trova particolarmente esposto ai pericoli delle esondazioni. Se il suo territorio è allagato, occorrono potenti idrovore e tanta pazienza per prosciugarlo, e, una volta prosciugato, occorrono tanti mezzi per ricostruire le strade e risanare le abitazioni.


Questa foto mi piace perché mi sembra emblematica del carattere e dello stile di don Dino: lui non guardava alle etichette, ma alla sostanza delle cose, e frequentava tante persone molto diverse da lui. Era molto amico del sindaco comunista Valerio Toselli, e di suo padre, ex partigiano. Apriva la chiesa di Bagno di Piano anche a chi era musulmano o ortodosso, perché il Signore, diceva, è in tutti noi.


Ma torniamo all’alluvione del 1966. Grazie agli aiuti dell’Unione Sovietica, il territorio fu prosciugato e le strade furono ricostruite. Un anno dopo il Comune di Sala organizzò un viaggio in pullman per andare a Mosca a ringraziare i dirigenti comunisti, e anche don Dino fece parte della delegazione. Quando ritornò fu chiamato a Bologna in Curia e rimproverato.


“Perché non ha chiesto il permesso?”


Don Dino rispose: “Se l’avessi chiesto e voi me lo aveste concesso, la cosa era inutile. Se l’avessi chiesto e voi non me lo aveste concesso, mi mettevate nella condizione di disobbedire”.


E di recente, di fronte al comportamento di tanti ex comunisti che, dopo aver scoperto il “mercato”, hanno privatizzato tutti i servizi e trasformato i diritti in merci, dichiarando di non essere mai stati comunisti, don Dino, sorridendo, diceva: “Stai a vedere che a Sala Bolognese l’unico comunista sono io”.


Una settimana fa, a bordo della sua utilitaria, aveva fatto il giro delle benedizioni Pasquali (aveva quasi 92 anni e guidava ancora). Tre giorni fa è morto. Ai funerali, lunedì 2 aprile alle 16.30 nella chiesa di Bagno, sarà presente il vescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi. Che sia comunista anche lui?