'Le battaglie del partigiano D''Artagnan'

D’Artagnan partigiano e Alberto Cotti, artigiano modellista, sapevano bene che i ricordi non servono a niente se non si innestano nel presente.

Sipario

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Redazione 3 settembre 2015
Ricordo del partigiano D’Artagnan, scomparso il 24 giugno scorso.


“Tutto ciò che oggi è goduto come un diritto naturale, senza un atto d’origine, si sappia che invece ha avuto un inizio e un prezzo. Chi c’era sa quanto sia alto, e vuole dirlo a chi è venuto dopo, o non ricorda”.
Così scriveva Alberto Cotti, firmandosi con il suo nome e cognome, nel presentare il volumetto di ricordi pubblicato nel 1994 dal Comune di San Giovanni in Persiceto. Subito dopo l’autore , sdoppiandosi, assumeva di nuovo il suo nome di battaglia, e firmandosi D’Artagnan scriveva: “Caro compagno Armando, in tutte le occasioni che abbiamo avuto di incontrarci, di vederci, di parlarci, dalla fine della lotta partigiana, sempre a noi tutti, combattenti al tuo fianco, hai fatto insistentemente pressione perché ognuno lasciasse uno scritto, un ricordo, una testimonianza della nostra lotta, dei nostri sacrifici, dei nostri lutti per quegli ideali di libertà e di giustizia cui ognuno di noi aspirava”.

Inquadrato da piccolo come tutti i suoi coetanei nella divisa da Balilla, Alberto Cotti aveva marciato, inquadrato, avanti e indietro, ogni domenica mattina per l’adunata settimanale obbligatoria. I ragazzini crescevano con il fez in testa e i fucilini di latta; da adolescenti, poi, le esercitazioni militari si intensificavano e occupavano anche il sabato pomeriggio. Nello sviluppo della loro personalità i maschi dovevano attraversare una serie di tappe scandite da successivi passaggi gerarchici: avanguardisti, giovani fascisti, premilitari (ma anche le donne erano irreggimentate in formazioni analoghe).
La generazione di Cotti (nato nel 1921) era destinata a grandi imprese, a continuare la politica di aggressione coloniale in Africa, a costruire l’Impero, a marciare alla conquista del mondo…. Emigrato a Roma nel 1937 per lavorare come modellista (il padre e un fratello lavoravano già là), fa il servizio militare a Napoli nel 1941, viene mandato in Russia nel 1942, ed è fra i fortunati che non muoiono nella ritirata del 1943. Nel luglio 1943, tornato a Roma, assiste alle manifestazioni per la caduta di Mussolini senza prendervi parte; è scettico, dopo l’esperienza in Russia, ma non ha le idee chiare.
L’Otto Settembre viene diffusa la notizia dell’armistizio, ma Badoglio, i generali e il re sono già scappati, e l’esercito italiano rimane da solo, con i quadri intermedi, contro i tedeschi. Qui matura la scelta di Alberto Cotti, assistendo e partecipando il 9 settembre alla battaglia di Porta San Paolo, nella quale reparti dell’esercito e civili ostacolano l’ingresso dei tedeschi, riuscendo a resistere a lungo, finché non rimangono senza munizioni.
Nei giorni successivi Alberto torna a Persiceto e contatta i primi gruppi clandestini che stanno mettendo in piedi l’organizzazione della Resistenza.
Nasce il partigiano D’Artagnan, che diventa l’identità di Cotti, fino alla Liberazione, quando le due personalità, finalmente, possono per la prima volta convivere nello stesso cittadino, non più regnicolo, non più soggetto passivo di ordini calati dall’alto, ma uomo libero, dotato di diritti e di responsabilità.

D’Artagnan partigiano e Alberto Cotti, artigiano modellista, amministratore della Partecipanza Agraria, maestro di scherma, consigliere comunale, sapevano bene che i ricordi non servono a niente se non si innestano nel presente. Cotti-D’Artagnan interpretava il suo ruolo di presidente dell’Anpi persicetana non come quello di uno che andava a piantare le bandierine ad ogni anniversario, per tuffarsi nel passato già passato, ma come quello di un cittadino curioso e attento alle trasformazioni sociali. Cercava sempre di stimolare una riflessione, sia quando aveva a che fare con un pubblico adulto, sia quando interveniva di fronte a giovani studenti per raccontare con semplicità episodi della sua vita. In questa capacità di aver sempre presenti, anche da vecchio, quegli obbiettivi di libertà e giustizia per cui aveva combattuto, era sempre rimasto D’Artagnan, il partigiano.

E anche noi che ti abbiamo conosciuto ti ricordiamo pensando al presente, a quei valori e quegli ideali, quei diritti e quei servizi che tu hai sempre difeso, con coerenza, contro ogni degrado.