Bene-­eletti al sud... studio comparativo "semi­serio" sulle elezioni fra sud e nord

"Vince Pellegatti... mi dicono che andava in giro per Persiceto, suonava nelle palazzine e chiedeva il voto parlando di quello che avrebbe voluto fare. Come al Sud..."

Sipario

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Redazione 26 giugno 2016
'Il fine settimana del primo turno elettorale sono stato in provincia di Salerno con la mia

fidanzata, in un ridente paesino grande la metà di Persiceto che, parimenti al nostro

comune, vedeva le elezioni comunali. Il folklore del sud fa di questi eventi momenti di

aggregazione scanditi da riti e cerimonie, nonché risate.


I giorni immediatamente prima delle elezioni il paese è letteralmente sommerso dai

volantini di tutti i principali candidati, sia a sindaco che al consiglio comunale. Ogni

candidato che si rispetti spende almeno 1.000 euro in pubblicità per sognare un posto in

consiglio che non vale niente (come a Persiceto) o un assessorato che determina un

reddito di 800 euro al mese. A Persiceto non succede nulla di tutto questo: non ci sono

volantini lasciati per strada, non ci sono stampe appese ai terrazzi (anche di 3m x 2,

all’americana!). Tutto viene fatto a mezzo “buchetta postale”, una società con un senso

della comunità molto più forte mantiene maggiore distanza sociale...
La fidanzata mi fa

notare che il peso procapite di pubblicità elettorale è il medesimo, ma visualizzato

secondo diverse modalità. Qua viene il primo spunto interessante.
Il Sud ha un senso

civico diverso dal nord. Io penso sia dovuto alla mancanza, nell’entroterra salernitano, del

latifondo. Qua ogni famiglia ha ampi terreni agricoli, spesso in terrazze che salgono le

colline, e tanti figli. Significa che storicamente le famiglie erano autosufficienti, lo scambio

era il baratto, spesso avveniva all’interno dei legami di parentela dove i numerosi figli

giocavano e crescevano fra di loro. Si è formata una società con un grado di solidarietà

infra gruppo famigliare che noi ci sognamo, ma con un inferiore sentimento della

collettività. Faccio un esempio per spiegarmi? Il ridente paesino ha case vecchie e brutte

fuori, più belle delle chiese e tenute come regge dentro. Un principio a volte inverso alle

nostre latitudini. Il nord vede il suo senso della società organizzata nato dai latifondi e le

grandi proprietà, che rendevano i lavoratori più “poveri” (in senso economico

antropologico, non necessariamente monetario) e quindi più solidali a livello di comunità

per soddisfare bisogni primari. Avete presente come sono nati i consorzi, le cooperative di

consumo etc etc? Ecco, la società organizzata parte dal basso, come appena spiegato, o

dall''alto (la partecipanza...).

Da nordista, abituato all’ordine civile e la compostezza (sono nato a Udine con nonna

tedesca) mi indigno per tutti quei volantini di mille colori per le strade, che nessuno

pulisce fino al giorno prima delle elezioni, quando c’è il silenzio per voto e allora “sta male

vedere le pubblicità per il paese”. Anche nel conflitto rimangono comunque delle regole di

rispetto che non vanno fraintese con il termine inciucio. Dove invece la comunità ha

legame interno più forte (vi è mai capitato? Certe persone a Persiceto non vi salutano, ma

se vi vedono per strada a Bologna ecco che porgono i loro rispetti: nella comunità

straniera ci si riconosce simili) ecco che le elezioni si giocano anche sui colpi bassi.

A

Persiceto è successo, nel ridente paesino salernitano no.

Al sud, di qua e di là si formano comizi elettorali semi-spontanei, con tanto di mixer e

musica a introdurre il candidato sindaco. Capannelli di elettori vanno ad ascoltare.

Sembra quasi una scena di Totò. Ci scherzo su: “Vota Antonio, vota Antonio!” ma loro ci

tengono e mi fermo. Al venerdì... il grande confronto. Nella piazza del paese, ma non

quella con la chiesa (per una forma di separazione ancestrale fra il potere religioso e

quello secolare?) viene allestito un palco da concerto e i vari candidati (se non ricordo

male cinque) si presentano con discorsi di circa mezz''ora, portando avanti le proprie

ragioni spesso in contrapposizione a tutti gli altri concorrenti alla carica di sindaco.


Chiedo: ma litigano? No, no... non dicono mai nome e cognome, ma dicono frasi del tipo

“non come vorrebbe qualcuno” o “non come qualcun’altro che invece vuole fare così e

cosà”. Ovviamente, ligi alla tradizione, gli animi sono accesi e la piazza stracolma. Per

arrivare a un confronto-conflitto del genere bisogna aspettare un altro evento: la gara dei

fuochisti, esperti di fuochi d’artificio che si sfidano in gare pirotecniche e che, una volta

designato il vincitore, si processano a vicenda, anche con offese nemmeno troppo velate.

Sempre e comunque con quel decoro che non deve mancare mai. Vi ricorda qualcosa di

Persiceto, sponda carnevalesca? Sembra che il processo ex post, totalmente inutile se

ragioniamo razionalmente, abbia invece la funzione di “sputare il veleno” ed esorcizzare la

voglia di abbandono. Per il resto della società, è puro divertimento.



E’ domenica. E’ il grande giorno. La accompagno a votare in quelle che furono le sue

scuole elementari. Fuori ci sono molti parenti dei candidati che “contano”. Cioè, in base

alle intenzioni di voto espresse da amici e conoscenti nei giorni precedenti le elezioni,

vanno a contare chi effettivamente va a votare. E dicono: “ecco, arriva quello, voterà per

mio figlio... una preferenza in più.” Non ha senso, ma serve per mostrare l’affetto verso i

parenti e per concludere tutta l’iter cerimoniale delle visite casa per casa a chiedere le

preferenze. E se uno non ti vota, come accade nella maggior parte dei casi? Non cambia

nulla, ma si “conta” lo stesso. Mi dice addirittura che passare per il paese e salutare un

candidato sindaco, equivale a confermargli il voto appena espresso. E, ci tengo a

sottolinearlo, in quel paese che non nomino non esiste criminalità. Il massimo delitto

commesso negli ultimi anni è stato far scoppiare un petardo molto forte vicino alla chiesa,

la notte di capodanno, due anni fa, tanto da rovinare il cemento di una protuberanza a

forma di colonna della parete esterna, con tanto di predica del giorno dopo di un prete

arrabbiato che rimproverava i parrocchiani di omertà... Qua su al nord abbiamo processi

per infiltrazioni delle mafie o tangenti a tutto spiano e continuiamo a guardare al sud con

occhi pregiudizievoli...



Torniamo a Persiceto e, alla sera, vado a votare anche io. Fuori dal seggio elettorale, le

scuole elementari dove il prof. Veronesi segnava su una lavagna con continui e numerosi

pallini rossi le note disciplinari che prendevo (c’era una gara fra me e un compagno, e

nessuno dei due è finito in galera...), non ci sono i contatori, ne i loro parenti. Il clima è

disteso e molto formale. I candidati sindaco stanno, probabilmente, a casa aspettando i

risultati del giorno dopo. Ore 11,00, chiudono i seggi e tutta la Siano maschile si ritrova

nel piazzale davanti alla scuola elementare per sapere come andrà lo spoglio delle schede.

Tutti parlano, ma del più e del meno, difficilmente di politica. Si scherza e si sta assieme.

Il rito della comunità è consacrato. A Persiceto se provi a trovarti in piazza in più di una

ventina chiamano i vigili e i pompieri. Ma ecco che qualcosa cambia!

Il PD, che dalla seconda guerra mondiale in poi ha sempre comandato, non riesce a

passare al primo turno.

Nelle due settimane successive, la campagna elettorale si

trasforma. “Vota Antonio, vota Antonio!” si impossessa del candidato persicetano e

dell’elettore nordico medio. Mentre al sud il luogo di discussione è la piazza, al nord è il

mezzo di comunicazione di massa (giornale o social su internet che si voglia). La società

del nord ha un livello di astrazione tecnologica e di struttura sociale che il sud riserva

ancora alla religione e i suoi santi. Sempre per le ragioni sopra elencate. Microfondi

famigliari contro latifondi padronali. Cotti e Pellegatti si sfidano a suon di articoli e

interviste. Il PD regionale corre in aiuto del giovane bancario, ma nulla può.
Le auto che

percorrevano lente le strade del paesello in provincia di Salerno, con i loro megafoni che

invitavano a votare per questo o quel candidato, ora solcano le vie di Persiceto. Con più

pudore invitano alla festa di chiusura della campagna elettorale. Il nord si vergogna di

cercare o chiedere i voti? Eppure lo fa, ma non lo dice. A Bologna telefonavano a casa dei

pensionati, qualche collega cittadino me ne ha parlato.


Il venerdì salernitano diventa il venerdì persicetano, con i candidati ben vicini in una

piazza là, ben distinti su due piazze diverse qua. Con un confronto che denota una società

lontana che invece vorrebbe sentire vicinanza, al nord, e una società divisa (ma non

separata) fra famiglie e che accorrere con i suoi riti e le sue cerimonie ad uno dei pochi

eventi della collettività, al sud.


Vince Pellegatti, magari è un caso, ma mi dicono che andava in giro per Persiceto,

suonava nelle palazzine e chiedeva il voto parlando di quello che avrebbe voluto fare.

Come al sud, chissà che non ci sia stato...
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