La zinzela dla maleria o dal dialàtt: persicetani divisi nella difesa delle tradizioni

Non bastavano la zanzara nostrana e la zanzara tigre (c’lè furastira), adesso arriva anche la zanzara dal dialàtt, a dare dei morsicotti ai verniciatori dei cartelli! Ahi! Che male che mi fai!

Cartello in dialetto a Persiceto

Cartello in dialetto a Persiceto

Redazione 29 gennaio 2018

Nel mentar ch’i en drì a invarnisèr i cartlon e a murèr le lapidi bilingui, i parsicetan i ciapan un squass ed muzgott in tal ciapp. Ahi! Che male che mi fai! I fan di vèrs a causa del dolore, is guerdan l’un l’ètar con suspèt, e nascono le prime incomprensioni.


Al dulåur l’è ‘na brótta bistia.


It stè te a pzigherum?


Chi, me? Mo csa dit?


Alåura, chi el stè a dèrum un pzigott?


I persicetani si scoprono divisi, non più solidali e uniti nella difesa delle tradizioni, ma separati in casa: democristani e comunisti, atei e bigotti, biondi e bruni, ricchi e poveri, letterati e analfabeti, etruscologi e filatelici, falegnami e muratori, vecchi e giovani, o, come si dice nella tradizione, cornuti e segaioli. Che vergogna! Scoppia perfino qualche rissa.


I lavuradur i perdan la concentrazión e ci scappa ona capèla drì a cl’ètra. Nella località Poggio i drézan un cartlón grand cumpagn a una cà, con una scritta brisa dimondi bèla: PUZ. Propri acsé: PUZ.


Puz a chi? Puz a me? Qué, s’a jè un c’al puza, t’i te!


Mo csa dit, carågna! Un puzòn t’i te, brisa me! T’ho nasé in tal Consiglio Comunale, bigott, fai delle loffie che non ci si dura, di nascosto, d’arpiatt, fagand fénta ed sgnèr quèl in vétta al blocnotes!


Dal loffi me? Bèda a come parli, ve’! te t’i bon ed fèr di scurzòn cumpagn a ona trunèda d’ona tinpèsta! Arruffapopolo! Armistadåur d’un comunéssta!


Comunéssta a chi? Comunéssta a me? Mai sté comunéssta! Ciapa mo’ c’al cazot qué!


Mentre si picchiano, un turista che viene da Bologna, uno di quelli che fanno le Vacanze Intelligenti e il Trecching Urbano, legge il cartello PUZ e si ferma. Dove sono capitato?, dice. Devo aver sbagliato strada. Interroga il Tom-tom, in effetti PUZ non esiste. Al fa manovra e al tourna indrì.


In tal menter in piâza a jè un dibatit dimondi osé sul vicolo Albiroli, se as ciaméva Sfreigatatt perché lassù, in vétta ai copp, ed nott a j’era di apariziån, certe biondazze con delle tittone che sembravano fosforescenti a qui inbariagozz che i fevan la so acua in un cantunzén fagand fénta ed guardar al zil, e guardand al zil starlé ci appariva la strella cumatta e tante tante tante tatt, a balus.


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Al pansionè c’al c-corr etrusco al taragagna con un umarell c’al vèn da Villanova, c’al taca a bacajèr: Me a son pió vecc che te! Mo un cl’ariva da Montale, saltè fóra da una capâna con al cuêrt ed pavira (brisa ed tatt), c’al pèr San Zimian tant l’è stralunè, Gabian!, al dis, e dopp a j’è anch un ètar cl’ ariva da Neanderthal, lui sì che cià una tradizione…   


Ecco perché qui scriviamo in grammelot, ona parodia dal dialàtt, perché a jè dla zant ed l’Amla, ón c’al vèn da Zindriguel, suquant dla Cisa Nova (che i èn Svedeis), du’ o tri maruchein, un venezian e quâter dal Budri. I en brisa tótt ed cours Itaglia, e brisa tótt i en ublighè a saver cusa i en al tatt, ma tutti si tirano dei nomi, senza pudore.


Feisbuc ci toccia i sabbadoni in chi numazz qué. Dai e dai, a forza et to surela e to mèdar e to cugnèda e la to anvåuda, l’è vgnuda fóra ‘na cagnèra che i an dvù ciamàr i vigili Terre d’Acqua per separare i litiganti. Questi hanno fatto a tutti l’etilometro, cioè il palloncino, perché cardevan ch’i fusser inbariegh – invezi i eran di invarnisadùr ed targatt, di professåur, di filatelic, di marangón, di umarell: sbregamarón inofensiv, brisa priglausi.