I getti di vernice rossa sono un reato, ammazzare le persone no

"Io sto con Hobo" riguardo alla stele con le statue sull’”amor patrio e il valor militare” recentemente restaurata e ricollocata in piazza Maggiore a Bologna.

Foto Gianluca Perticoni (eikon)

Foto Gianluca Perticoni (eikon)

Redazione 14 marzo 2019

di Carlo D'Adamo


Un coro squallido di perbenisti igienisti e repubblicani monarchici, deplova, ahimè, i getti di vevnice vossa con cui gli anarchici hanno “imbrattato” la stele con le statue sull’”amor patrio e il valor militare” recentemente restaurata e ricollocata in piazza Maggiore a Bologna.


Oltretutto, come strombazza l’orchestra dei solfanai, si tratta prima di tutto di un reato penale, e poi anche di un’azione ignorante.


Infatti, come sa chi legge i giornali di regime, scrivere sui muri è molto peggio che ammazzare una persona, richiede freddezza e programmazione, razionalità e determinazione. Scrivere sui muri è un problema di sicurezza e di igiene, sparare a qualcuno è invece solo una cosa emotiva, casuale, come ammazzare la moglie per un raptus di gelosia. Non è un caso che la ribellione si serva dei muri, mentre l’ordine costituito si serve delle pistole.


Ecco il monito del sindaco metropolitano: “La storia non può essere utilizzata a fini di parte”. Bello, suona bene. Allora perché celebri i Savoiardi, compagno sindaco? Non sono di parte? Perché parteggi per una dinastia di assassini che ha fatto ammazzare fra il 1861 e il 1947, quando finalmente ci siamo illusi di esserceli tolti dai piedi, MILIONI DI PERSONE, per le guerre da loro scatenate contro la popolazione civile, sia in Italia che all’estero?


“La storia non può essere strumentalizzata a fini di parte” – e allora studiala, compagno sindaco. L’hai letta la squallida lapide “imbrattata di rosso”? L’assassino Umberto I viene definito “il re pietoso ai miseri”;  pietoso, immagino, perché aveva ordinato al generale Bava Beccaris di prendere a cannonate chi protestava contro il governo nelle giornate del maggio 1898. Circa 120 morti e 500 feriti. Se non fosse stato pietoso ai miseri  chissà quanti sarebbero stati i morti.


“La storia non può essere strumentalizzata a fini di parte” – e allora perché, compagno sindaco dell’Italia repubblicana, difendi chi definisce l’assassino Umberto I “padre della patria”? Io credevo che i padri della nostra patria fossero i padri costituenti, i fondatori di quella costituzione che il tuo partito ha tentato in tutti i modi di affossare.


Pensavamo di esserceli tolti dai piedi i Savoiardi, ma certa sinistra li ha rivoluti indietro, nonostante che la nostra costituzione li avesse mandati in esilio.


La vernice rossa, compagno sindaco metropolitano, con po’ di diluente la puoi cancellare, se vuoi. Prova a cancellare con il diluente il sangue rosso di milioni di persone ammazzate dai Savoia, se ci riesci.


Io sto dalla parte di HoBo.