Gli Artifizi pittorici di artisti modenesi in mostra

La mostra “Rimandi a possibili ARTIFIZI” viene inaugurata sabato 29 settembre alle ore 17 nella sede dell’Atelier in via Tassinara 36/A a Persiceto e si concluderà il 14 ottobre.

La locandina della mostra di pittura

La locandina della mostra di pittura

Redazione 27 settembre 2018

di Nadia Raimondi


La mostra “Rimandi a possibili ARTIFIZI” viene inaugurata sabato 29 settembre alle ore 17 nella sede dell’Atelier in via Tassinara 36/A a Persiceto e si concluderà il 14 ottobre. E’ visitabile ogni sabato e domenica dalle 17 alle 19.30. Ingresso libero.


Sono in mostra opere di Fabrizio Bussotti, Enrico Manelli, Stefano Rambaldi, Paolo Sighinolfi, Amir Sharifpour


 


Le opere di Bussotti, Manelli, Rambaldi, Sighinolfi e Sharifpour mostrano gli esiti differenti di cinque personalità ben distinte; nel loro voluto accostamento esse esibiscono storie e matrici creative diversificate, rivelano percorsi ideativi e volontà esecutive fra loro distanti ...              eppure - nel loro accostamento fuori da ogni tesi critica ma oltre i limiti di una generica collettiva - si presentano a noi e sono da noi percepite nel flusso armonico di una convivenza convincente, in fluido raccordo fra di loro.


Non basta sapere della frequentazione costante dei cinque in un cascinale della campagna modenese divenuto luogo di incontri conviviali oltre che di lavoro e scambio artistico. Credo che l'origine di questa armoniosa convivenza, che, pur nella specifica singolarità dei loro autori, alla fine coagula e rende visibile il senso dello stare insieme di questi lavori stia nella matrice comune dell'artificio accurato da cui ciascuna di esse prende origine e di cui danno prova: artificio inteso come processo ed insieme esito del percorso che invera - nella forma concreta di scultura o di stesura pittorica - una visione/invenzione che solo mani sapienti e tecniche millenarie sempre attuali riescono a tradurre dall'idea all'oggetto finale.


Ars, artifex, artificium: parole che nel loro etimo originario includono l'artigianalità del fare, la sapienza tecnica, la perizia di ognuno dei cinque autori oggi presentati divengono dunque trama sottesa alla seduttività di questa mostra.


Gli oggetti pittorici di Bussotti sconfinano dalla bidimensionalità e traducono - nell'aggetto del poliuretano slabbrato nei contorni dal fuoco del cannello - la volontà di cercare un rapporto con piani che non siano tela o carta per le polveri dei suoi colori e per i gesti lenti e sovrapposti della sua pittura. Certo l'antica esperienza di colorista ceramico conduce il piacere del dialogo con le varianti tonali dei colori prescelti (rosso giallo blu verde) per farlo divenire visibile testimonianza dell'affondo nella materia stessa del colore che agisce e si trasforma fino a quando le resine lucenti lo costringeranno in un involucro permanente, trasparente ai nostri sguardi oltre l'evidenza tattile dei legacci in corda.


Manelli per tutta la vita è stato soprattutto scenografo (dunque grande costruttore di artifizi scenici) ma non ha mancato di dipingere avendo sempre a che fare con il suo interlocutore costante: lo spazio e l'apparizione o la sparizione di forme in esso o da esso concepite. Se un tempo le sue figure emergevano da un teatrale sfondo nero, protagoniste del dialogo voluto con l'esterno, quelle di oggi - presenze evanescenti ma densamente stratificate dai rimandi e dalle memorie di una vita - ricercano - e forse aspettano o indicano - potenzialità di esistenza in uno spazio bianco, quasi incerte se addentrarvisi o uscirne.


Sembra che Rambaldi realizzi il massimo di preziosa artificiosità nella immobilità sapiente e ricercata dei colori dei suoi dipinti, nel ritmo silente dei pannelli accostati, nelle raffinate lucentezze degli ori e argenti meccati che conducono le materie naturali prescelte (legno e  carte a mano soprattutto) a diventare altro... I suoi dipinti o le sue sculture traducono in forme intriganti e luminose - talora labirintiche come il segno di un inconscio liberato - una sorta di lento scandaglio interiore teso a fare divenire consapevole manifestazione un'idea di pittura che, attraverso l'astrazione del segno e del colore, includa il ritmo lento del trascorrere del tempo. Tempo assoluto e tempo di un'esecuzione lenta coincidono nelle meditatissime forme delle sue opere e traducono il suo personale percorso di rielaborazione di tutte le forme astratte della decorazione e dell'arte.


Lo scultore Sighinolfi vive da qualche decennio la fase matura di una intensa produzione sempre sostenuta da una ricercata abilità nel trattare tutte le materie della scultura, dalla terra al marmo, dal legno al bronzo. La padronanza tecnica lo ha accompagnato in imprese complesse come quelle dei monumenti pubblici e delle opere di grande dimensione, ma gli ha anche consentito la virata decisa verso il pacato naturalismo (F.Veronesi) che contraddistingue opere come quelle in mostra, dove il realismo di cui sa tuttora dare prova ha volutamente lasciato spazio a forme sintetiche, sempre vibranti dell'energia derivata dall'intreccio fra saldezza volumetrica e sguardo poetico, in quello che è stato definito il suo moderno classicismo.


Sharifpour è scenografo di origine persiana. Le due definizioni costituiscono chiavi di accesso significative, anche se parziali, a una scultura complessa nella sua apparente essenzialità geometrizzante, gravida di segni e rimandi simbolici al suo mondo d'origine oltre che all'arte europea. Le sue terrecotte richiamano o rivisitano archetipi formali (la scala, la torre, la barca, il cono, la convessità e la concavità...) cui talora viene assegnato il significativo richiamo a vicende personali o della nostra attualità. Su alcune di esse si accampano netti i segni calligrafici di una scrittura a noi sconosciuta; in altre la forma conica stilizzata in goccia - per lui cipresso - trasla l'idea di trasformazione e di vita; in altre ancora ripetute forme triangolari gradinate, memoria dei millenari simboli iconici di montagne da scalare per unire terra e cielo, divengono eloquenti moduli decorativi, presenti nelle sue ceramiche come nella grande tradizione tessile persiana.


 


Una considerazione finale: se questa piccola mostra ha un limite (che per molti si rivelerà un pregio) è che dimostra come l'arte possa non avere altro scopo che contentarsi di se stessa.