I veleni della Karen B sversati a Ca' Leona. Esposto al Prefetto perché siano analizzati i terreni

I terreni di Ca' Leona sono coltivati a seminativi e immessi nella catena alimentare. L'Arpa aveva trovato i PCB, potenti cancerogeni, 400 volte oltre i limiti. Per il Sindaco è tutto in regola.

Lo stoccaggio dei fusti tossici della Karen B a Ferrara

Lo stoccaggio dei fusti tossici della Karen B a Ferrara

Redazione 20 dicembre 2017

di Roberta Sangiorgi


Dove sono finite le sostanze tossiche contenute nei fusti della Karen B, la nave dei veleni, il cui destino si è intrecciato con la città di Ferrara?


Per l'Associazione Amici della Terra non ci sono più dubbi. I veleni della Karen B arrivati a Ferrara sono stati sversati in parte nella discarica di Ca' Leona, in via Eridano, proprio in quella terra che ogni anno viene coltivata a seminativi poi venduti dalla proprietà, la ditta Manuzzi, ed immessi nella catena alimentare ovvero sulle tavole di tutti noi.


Ma come è arrivato a queste conclusioni Stefano Bulzoni, referente dell'Associazione Amici della Terra, che il 19 dicembre 2017 ha depositato alla Prefettura di Ferrara un esposto circostanziato e ben documentato, in cui chiede il sequestro preventivo dell'area della discarica di Ca' Leona, tornata agli usi agroalimentari, di complessivi 29.000 mq?


Da Port Koko a Ferrara


Per capire qualcosa bisogna iniziare un viaggio nel tempo e ritornare a 30 anni fa a Port Koko in Nigeria, dove nel 1988 proprio l'Associazione Amici della Terra Italia e Amici della Terra International su incarico del governo nigeriano fecero una ricerca sui PCB (policlorobifenili), nota sostanza cancerogena bandita in tutta Europa, presente nei fusti.  State attenti a questa sigla: PCB. E' questo il filo rosso che collega Africa e Italia, Port Koko e la discarica Cà Leona di Ferrara.


A Port Koko in quel lontano 1988 la situazione era drammatica. Gli Amici della Terra evidenziarono la situazione di emergenza per la pericolosità dei rifiuti e lo stato di deterioramento dei contenitori. Nelle cronache dell'epoca si legge: "Nella metà dei casi i contenitori si presentano accatastati in precario equilibrio, squarciati o fissurati, rigonfi per la pressione dei vapori interni ed addirittura emittenti suoni di ribollimento (popping). Il rischio di incendio o di esplosioni è reale".


Quei rifiuti tossici erano italiani e sotto la pressione internazionale l'Eni dovette imbarcarli su due navi, la Karen B e la Deep Sea Carrier, entrambi battenti bandiera tedesca, e riportarli in Italia. Nessun porto in Italia ed in Europa voleva fare attraccare le due navi e far sbarcare i fusti. Anzi, della Deep Sea Carrier si persero le tracce, mentre la Karen B dopo vari rifiuti arrivò al porto di Livorno, individuato dallo Stato italiano per lo sbarco dei rifiuti, che vennero poi in parte dislocati a Ferrara.


Le omissioni nei registri di carico e scarico


A misteri si aggiungono altri misteri, celati dalle nebbie delle omissioni. Quando i fusti tossici arrivarono a Ferrara nel 1989,  vennero stoccati nell'area appositamente costruita dal Comune e contigua all'inceneritore di via Diana. Ad attenderli c'era la municipalizzata Amiu, diretta dall'ingegner Andrea Cirielli, che però omise di inserirli nei registri di carico e scarico dei rifiuti industriali con le indicazioni di legge: quantità e tipologia, ovvero PBC e altri, come era stato accertato in Nigeria dall'associazione Amici della Terra.


Questa "omissione" costò al direttore della municipalizzata, l’ingegner Cirelli,  condanna penale, decretata il 5/3/93 con decreto del Gip per "violazione delle disposizioni in materia di smaltimento dei rifiuti industriali, per mancata tenuta dei registri di carico e scarico", secondo quanto risulta dal Casellario Giudiziale della Procura presso il Tribunale di Ferrara.


Quante tonnellate di rifiuti arrivarono a Ferrara? Esattamente non si sa. Nel bilancio dell'Amiu del 1989 si parla di 1900 tonnellate di fanghi industriali.  Sono i fanghi della “nave dei veleni” Karen B ? Il bilancio 1990 invece presenta: fanghi di lavorazione 467,310 tonnellate e fanghi di depurazione 50,28 tonnellate.


Dove sono finiti i fusti tossici della Karen B con il PCB?


Si sa solo che i fusti tossici della Karen B ad un certo punto vengono svuotati, con recupero dei barili, ma nulla si sa della fine che ha fatto il loro contenuto.


Gli Amici della terra nel sito Ferraramara ricostruiscono queste fasi. "L’architetto Sverzellati alla commissione bicamerale dichiara che una parte dei fanghi è stata smaltita da Monteco: quanti? e il resto? Come mai non è stata fatta mai piena luce sulla messa in funzione senza autorizzazione del nuovo inceneritore della municipalizzata di via Diana, nei giorni in cui sono apparsi vuoti i barili verdi della Karin B? e come mai l’area della discarica di Cà Leona in esercizio nell’epoca della sparizione dei fusti della Karen B, oggi è un’area recintata e inaccessibile dove non cresce nulla e il resto dell’area è ritornata agli usi agro alimentari?".


A questo punto l’ex istruttore della Polizia municipale, Bulzoni nota un'altra inquietante coincidenza. Nella discarica di Ca' Leona, che dista circa 1 chilometro dal sito di stoccaggio della Karen B, Arpa certifica la presenza di PCB con valori fino a 400 volte superiori ai limiti di legge, secondo il verbale n. 5959 del 2005.


L’arguto vigile, poi ci accorge di una altra terribile coincidenza.  A Port Koko i fusti della Karen B analizzati dagli Amici della Terra contenevano anche "solventi, residui di verniciatura, code di distillazione, ceneri covolatili da combustione".  Anche questi altri inquinanti sono nelle analisi Arpa fatte nella discarica di Ca' Leona.


Quali controlli a Ca' Leona?


Mistero nel mistero: come è possibile che con questi dati di inquinamento la “terra dei fuochi di Ferrara”, cioè i terreni di Ca' Leona,  vengano coltivati a seminativi per uso agroalimentare?


Semplice: non sono mai state fatte analisi sui terreni, ma solo nell'acqua. Lo ha dichiarato Caterina Ferri, assessore all'Ambiente del Comune di Ferrara con una sua missiva del 4/4/2017, in cui certificava che i PCB non erano mai stati cercati. Una ammissione importante, quella dell'assessore Ferri, ma la Giunta comunale a questo punto fa indietro tutta, perchè tutto è regolare.


Il sindaco di Ferrara,  Tiziano Tagliani, davanti alle telecamere di Fanpage.it in data 7/8/2017 dichiara di essere in possesso delle certificazioni dell'Ausl di idoneità alle coltivazioni agroalimentari dei terreni delle discariche coltivate.


Tutto in regola. Nulla in regola.


A questo punto il “certosino” Bulzoni va a cercare conferma di quanto dichiarato dal Sindaco, ma non la trova. Anzi, secondo quanto risponde Giuseppe Cosenza, direttore della Igiene pubblica  dell'Ausl, ad una interrogazione di Ilaria Morghen, del Movimento 5 Stelle, "l'Ausl non detiene più la documentazione relativa ai pareri tecnici su Ca' Leona, perchè l'archivio ambientale è stato trasferito ad Arpa, a cui sono state assegnate le competenze in tale materia".


Ma Arpa, già nel 2005, non aveva certificato valori di PCB superiori di 400 volte ai limiti di legge? Allora come fa ad essere tutto in regola, come sostiene il Sindaco Tagliani, se l'ente deputato, cioè Arpa, certifica che non lo è?


E il sindaco non è il responsabile della salute pubblica? Come può sbandierare davanti alle telecamere una certificazione di idoneità dei terreni di Ca' Leona che è smentita dal suo servizio di igiene pubblica?


Proprio la posizione stridente del Sindaco Tagliani induce Stefano Bulzoni, dell'Associazione Amici della Terra, ad inviargli nei mesi scorsi una diffida. Vista l'inerzia del primo cittadino ferrarese Bulzoni e Ilaria Morghen, consigliere comunale del M5S, hanno deciso di rompere gli indugi e il 19 dicembre 2017 hanno depositato l'esposto in cui si chiede al Prefetto l'applicazione dell'art. 54 del Tuel comma 9 e 11. In pratica il Prefetto ha il potere di ispezionare l'attività del Sindaco e di sostituirsi al primo cittadino nel sequestro preventivo dei terreni di Ca' Leona, fino al rilascio da parte dell'Ausl delle certificazioni di idoneità agroalimentari.


Nessuno fa analisi sui terreni di Ca' Leona


Bulzoni e Morghen si stanno battendo per la salute di tutti i cittadini e chiedono:  perchè nessuno ha mai fatto analisi sulle colture di tipo agroalimentare di Ca' Leona, nonostante la Conferenza dei Servizi già nel 7/11/96 disponesse che "dovessero essere analizzate prima della commercializzazione, soprattutto riguardo a metalli pesanti, aldeidi, fenoli, PCB e IPA (idrocarburi policiclici aromatici)"?


Da allora le richieste al Sindaco e alla Provincia di adeguate analisi delle colture prima della commercializzazione, formulate da Stefano Bulzoni dell'Associazione Amici della Terra, sono cadute nel vuoto.


Eppure le coincidenze sono davvero tante: la presenza dei PCB nei fusti della Karen B a Port Koko; la presenza di questi fino a 400 volte oltre la soglia limite a  Ferrara, nella discarica abusiva di Ca' Leona, che dista meno di un chilometro dalla zona di stoccaggio   dei fusti della Karen B; i barili della Karen B ritrovati vuoti. Non vi porreste anche voi qualche domanda e non vi sorgerebbe qualche  ragionevole dubbio?


E perchè tutta questa ostinazione istituzionale a non voler analizzare le colture agroalimentari ed i terreni di Ca' Leona?


Una risposta a questo punto potrà arrivare solo dalla Magistratura. Stefano Bulzoni e gli Amici della Terra, dopo aver lanciato i loro appelli a tutte le massime autorità, ne sono ormai  convinti.