Razzaboni, storia di un inquinatore di successo

'E'' ora al top dei costruttori modenesi, l''imprenditore principale artefice dello scempio ambientale dell''ex area Razzaboni.'

Luca Razzaboni

Luca Razzaboni

Redazione 22 ottobre 2014

'Non a caso si è fatto ritrarre in foto con lo sfondo del Cupolone di San Pietro. Certo è che di santi in terra ed in cielo Luca Razzaboni deve averne davvero tanti.
Nonostante la condanna, è riuscito ad uscire pulito e indenne dalle vicende di traffico illecito di rifiuti pericolosi, grazie alla prescrizione dei reati. E'' successo così per l''area ex Razzaboni a San Giovanni in Persiceto.
E soprattutto Luca Razzaboni riesce a non pagare mai nulla, perchè, per non farsi aggredire i capitali, dichiara fallimento e poi riparte lavorando in un''altra azienda intestata alla sorella e al padre.
Intanto tutti noi dovremo pagare tra i 10 e i 15 milioni di euro per la bonifica dell''area ex Razzaboni, oltre alle multe che l''Italia sta subendo dall''Europa per una serie di discariche abusive tra cui proprio questa. E siccome non c''è mai un limite all''assurdo, Razzaboni è attualmente direttore tecnico della ditta di sua sorella e suo padre, che ha ottenuto dal Prefetto di Modena l''iscrizione nella white list, cioè il “certificato” di ditta pulita grazie al quale è possibile avere appalti dalla Pubblica Amministrazione.
Dalla Razzaboni alla General Beton
Ma vediamo nel dettaglio.
Nel 2001 inizia l''indagine del Corpo Forestale sulla L. Razzaboni srl ed in particolare sul deposito di via Samoggia 26 a Persiceto. Luca, amministratore unico della ditta e suo proprietario al 100%, sente odore di bruciato e prima ancora di fallire, rinasce dalle sue ceneri con la General Beton. Infatti con scrittura privata autenticata in data 11.07.2003 la Società L. Razzaboni S.r.l. affitta la propria azienda commerciale alla Ditta General Beton S.r.l. con decorrenza al 01.07.2003, ivi compresi i contratti d’appalto.
Il fallimento vero e proprio della Razzaboni srl arriva il 21.09.2005 , ma ormai è solo una formalità perchè l''asset dell''azienda è passato già da due anni alla General Beton.
La General Beton e l''ascesa di Luca ad “eroe” cittadino
Chi c''è nella General Beton? Viene fondata nel 2000 con Luca Razzaboni amministratore unico, a cui subentra il padre Guido nel 2003, quando già si intuisce che l''unico modo per fare uscire Luca dal problema dell''indagine del Corpo Forestale è dichiarare il fallimento della L. Razzaboni srl.
La General Beton ha come proprietari al 50% la sorella Nicoletta e il padre Guido. Luca Razzaboni non riveste alcun incarico (probabilmente perchè fallito e sotto inchiesta), ma rappresenta la ditta ai più alti livelli.
Addirittura il 07/09/09 Luca Razzaboni per la General Beton viene eletto nel consiglio direttivo della Lapam (Libero Artigianato e Piccole Aziende Modenesi) nel settore Costruzioni, all''interno della Confartigianato di Modena.
Non solo. Sabato 13 Agosto 2011 Luca Razzaboni in rappresentanza della General Beton diventa un “eroe” e viene ringraziato sui giornali per il dissotterramento di relitti di un aereo della seconda guerra mondiale.
La General Beton fino al 2010 partecipa a numerosi appalti pubblici ed in alcuni casi se li aggiudica. In seguito, pur partecipando ad appalti pubblici, in alcuni casi non riesce a produrre i certificati necessari per lavorare con la P.A. e viene esclusa dalle gare d''appalto (leggere il verbale della Provincia di Reggio Emilia in fondo all''articolo, in cui a pagina 18 è scritto: "la Ditta GENERAL BETON Srl, Via Bosco 52 - 41037 MIRANDOLA (MO) non ha prodotto la dichiarazione prevista espressamente al punto 3 dell''art. 7 "Norme di Gara" del Capitolato Speciale d''Appalto; inoltre ha allegato copia conforme
dell''attestazione Soa dalla quale si evince che l''Impresa possiede
la certificazione di cui all''art. 2, comma 1, lett. q) del D.P.R. 34/2000 valida fino al
03.02.2009 e quindi scaduta alla data di presentazione dell''offerta. (...) la Commissione decide di escludere la Ditta GENERAL BETON Srl).
Dalla General Beton alla I.E. srl
Nel 2013 la General Beton cessa e viene venduta alla I.E. Srl, fondata nel 2011, di cui è proprietaria al 98% la sorella Nicoletta e al 2% il padre Guido. Luca Razzaboni si presenta su internet come direttore tecnico della ditta di famiglia, che dichiara 12 dipendenti.
La I.E. Srl ha come oggetto sociale la gestione di magazzini per conto terzi e lavori generali di opere pubbliche e private. Non solo. Da visura alla Camera di Commercio di Modena risulta che ha come oggetto sociale anche "la raccolta, cernita, trasporto, smaltimento, trattamento, stoccaggio provvisorio e definitivo di ogni tipo di rifiuto tossico, nocivo o speciale, nonchè l''ammasso dei medesimi sul suolo e nel suolo nei limiti di legge". Il 12/04/2013 viene inserita dal Prefetto di Modena nella white list (elenco delle imprese richiedenti l’iscrizione nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa) delle ditte che sono in regola per lavorare con la Pubblica Amministrazione per estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti.
Ecco così che Luca Razzaboni torna a fare il suo antico mestiere, per giunta con la benedizione delle istituzioni.
Qualsiasi Comune può quindi affidare in buona fede lavori di trasporto inerti alla ditta in cui lavora colui che ha generato una discarica abusiva per cui l''Italia è sanzionata dall''Europa.
Consigliere al Consorzio Costruttori Modenesi
Attualmente Luca Razzaboni è imprenditore di successo, tanto da essere consigliere in carica del Consorzio Costruttori modenesi, società consortile a responsabilità limitata che raggruppa 20 ditte, fiore all''occhiello dell''imprenditoria modenese.
Il Consorzio, promosso dalla Lapam, Confartigianato di Modena, “ha una capacità finanziaria e produttiva di 150.000.000 di euro e il fatturato complessivo delle imprese associate, consolidato nel 2009, è stato di Euro 82.000.000,00”, si legge nel sito web.
Santi in cielo e terra
Luca Razzaboni non ha mai pagato un euro per la bonifica dell''area della sua ex ditta che è una discarica abusiva con 16.000 tonnellate di scarichi di fanghi pericolosi. Pur condannato, non ha mai scontato un giorno perché nel frattempo il reato è stato prescritto e lui prosciolto.
L''assurdità è che tutti noi non solo dobbiamo pagare i 10-15 milioni di euro previsti per la bonifica dell''ex area Razzaboni, ma lo stiamo anche pagando attraverso la pubblica amministrazione con gli appalti che vengono affidati alla ditta I.E. Srl formalmente di proprietà di sua sorella e suo padre, ma in cui fa tutto lui in quanto direttore tecnico.
Di santi in cielo e in terra Luca Razzaboni deve averne davvero tanti.'