L'altra Ferrara. La lunga notte della città

Nel libro di Stefano Bulzoni 2085 documenti con gli intrecci tra politica, appalti, inquinamento e molto altro

La copertina del libro di Stefano Bulzoni

La copertina del libro di Stefano Bulzoni

Redazione 6 marzo 2019

“Nel decennio di Mani pulite, nella Pubblica Amministrazione di Ferrara c’era il 26% di condannati, in Parlamento era il 13%”. È la premessa da cui parte “L’altra Ferrara. La lunga notte della città”, il libro di Stefano Bulzoni (acquistabile nella Feltrinelli ed Ibs online). Questo libro è una raccolta di documenti provenienti da ricerche negli archivi correnti e storici delle pubbliche amministrazioni e organi di informazione.


Il contenuto è il distillato di 850 pagine e 2.085 documenti, depositati in Procura il 18 luglio 2014 e rifiutati. L’intero documento di 850 pagine è consultabile nel sito www.ferraraamara.com, mentre i singoli documenti sono nel dvd in allegato al libro.


Ecco alcuni stralci del libro.


ll morto bruciato vivo nell'incendio della discarica Karin B. (Pag 201)


Nel 1989 la municipalizzata Amiu stocca a Cassana 5.000 fusti della nave dei veleni Karin B. Lo stoccaggio dura alcuni anni. Il contenuto dei fusti è poi stato sversato e bruciato nella ex pesca sportiva di via Rotta Martinella ad Anita (Argenta) gestita da Francesco Leoni (nato ad Alfonsine, Ra il 14-4-1927) che è morto nell'ospedale di Padova il 27-5-1992 per le ustioni riportate nell'incendio della ex pesca sportiva diventata discarica Karin B i cui rifiuti erano costituiti per il 60% da residui di vernici e per il 20% da resine fenoliche semiliquide.


Il 5 marzo 1993 il Gip condanna il direttore Amiu ing. Cirelli per non avere tenuto i registri di carico e scarico dei rifiuti industriali tra cui quelli della Karin B (doc. 619 B).


Ceneri dei morti venduti come “rifiuti non pericolosi” (Pag 202)


13.2.2013. La Nuova Ferrara pubblica che le ceneri delle cremazioni salme sono state vendute come “rifiuti non pericolosi”. I fatti accertati dal Noe dei carabinieri hanno portato i responsabili avanti al Tribunale (allegato 1932).


ARIA “marziana” (Pag 212)


(…) 1993.  Legambiente installò una sua centralina per rilevare l’inquinamento dell’aria in Corso Giovecca (vicino all’ospedale). L’area risultò inquinatissima. La Usl si vide costretta a fare più approfondite indagini che rese pubbliche nel novembre 1994, nella pubblicazione “La qualità dell’aria a Ferrara” dove a pagina 30 compare la tabella n° 5 dove il benzene in Corso Giovecca d’inverno raggiunge i 44 microgrammi/metro cubo (allegato 660 A) mentre il Dm 25.11.1994 prevedeva 10 micro grammi/mc. Valore che sarà portato a 5 microgrammi/mc con il Dm n° 60 del 2.4.2002.


27.12.1994. Carlino Ferrara: “Ferrara è prima in Europa per il cancro al polmone” (allegato 654).


Il sindaco Soffritti promise di mettere una centralina fissa in Corso Giovecca. La mise a Mizzana che è fuori città e dalla parte opposta a dove erano state accertate le massime concentrazioni di benzene (ospedale Sant’Anna di Corso Giovecca). Un’altra centralina fu messa a villa Fulvia in via Comacchio, sempre molto fuori città. In città è rimasta solo quella nell’incrocio più spazioso e ricco di verde, corso Isonzo. Pertanto le centraline così dislocate, sono risultate lontano dalle direzioni degli inquinanti in uscita dai camini del polo chimico che obbligatoriamente seguono i venti dominanti. Vedi grafico dei venti dominanti che da nord est (40 %) vanno verso la città e da ovest (35 %) vanno verso Ponte e Barco.


Solvay pluricondannata (Pag 217)


USL certifica  32,6 tonn./anno di Cvm Solvay immesse in atmosfera. L'assessore all’ambiente Bratti smentisce la USL e dice che sono 250 gr/anno come dice la Solvay. Bratti diventa onorevole nel 2008.


Le denunce a carico della Solvay che hanno portato alle condanne.


10.10.1989. La Regione Emilia – Romagna autorizza la Solvay a scaricare in atmosfera 52 tonnellate/anno di CVM da 40 camini (allegato 660);


4.6.1992. Il Pretore Marinelli condanna la Solvay per violazione art. 21 Legge Merli: inquinamento acque di superficie con il CVM (allegato 601 A).


23.9.94. Il GIP della Pretura di Ferrara condanna la Solvay perché non aveva installato gli analizzatori in continuo nei suoi camini e tenuto il registro relativo ai dati rilevati (allegato 660 B).


INCENERITORE CONCHETTA “fabbrica” di diossine (Pag 220)


L’inceneritore di via Conchetta è stato costruito nel 1975, senza la post combustione


Nel 2009 l’epidemiologo De Togni pubblica un cluster di sei casi di tumori ai polmoni trovati, su tre attesi a Malborghetto. L’Arpa non fa alcun studio di tossicità sull’inceneritore di Malborghetto.


DIOSSINE inceneritore di via Conchetta nella frutta (Pag 222)


Di fronte all'inceneritore c'erano i frutteti del coltivatore Holtz. La Plasmon rifiuta la frutta di Holtz per necrosi da diossina. L’Università di Bologna (prof. Mezzetti) conferma la necrosi da diossina nella frutta nel 1991. Il consigliere Tavolazzi trova la diossina fuori norma nei terreni nel 2005. L’assessore all’ambiente Bratti nega la necrosi da diossina accertata dalla università.


INCENERITORE  VIA DIANA (Pag 230) nel 1993  brucia rifiuti non autorizzati su ordine del sindaco Soffritti. Condannato solo l’ing. capo del Comune Giorgio Sarti. L’ing. Sarti è ricondannato il 26.9.1995 e continua la sua attività in Comune…


14.1.1993. Il Carlino Ferrara pubblica: “Inceneritore di Cassana messo in funzione senza autorizzazioni”. A denunciarlo è il consigliere comunale Franceschini (Dc) con  interpellanza al sindaco dove denuncia che, per la fretta di smaltire i rifiuti di un’altra provincia è stato acceso il nuovo inceneritore  senza autorizzazione (allegato 620). Per la vicenda sarà condannato dal Pretore il 18.10.1994,  l’ing. Capo del Comune, Giorgio Sarti (allegato 620 G).