Area ex Razzaboni, riparte la bonifica. Firmato l'accordo tra Ministero e Comune

In arrivo 3 milioni e 364mila euro per bonificare l’area Mise, che verrà espropriata dal Comune a Luca Razzaboni, responsabile dello scempio ambientale, che non ha mai pagato nulla per i danni commessi.

L'area Mise ancora da bonificare dopo 17 anni nella discarica ex Razzaboni

L'area Mise ancora da bonificare dopo 17 anni nella discarica ex Razzaboni

Redazione 5 novembre 2018

La bonifica dell’area ex Razzaboni, la Terra dei Fuochi persicetana di via Samoggia, può ripartire. Il Ministro all’Ambiente, Sergio Costa, ha firmato l’accordo con il Comune di San Giovanni in Persiceto che porterà nelle casse municipali 3 milioni e 364mila euro per procedere alla bonifica dell’area Mise, la collinetta piena di rifiuti pericolosi che da 17 anni attende di essere smantellata e ripulita. La Regione Emilia-Romagna sarà supervisore dei lavori.


Due anni fa si era conclusa la mezza bonifica dell’ex area Razzaboni, ma mancavano le 20 tonnellate del Mise (la stima è per difetto perché molte sostanze sono state interrate). Dopo più di due anni dalla dichiarazione dell’ex Ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti, che proprio a Persiceto il 6 novembre 2016 annunciò che i finanziamenti erano stati stanziati, finalmente a fine ottobre 2018 questi soldi si sono concretizzati.


 “Come primo atto procederemo all’esproprio del Mise – dichiara il sindaco di Persiceto, Lorenzo Pellegatti – l’area che attualmente è ancora di proprietà di Luca Razzaboni, poi potremo indire la gara di appalto per l’aggiudicazione dei lavori. Spero che la prossima estate i lavori di bonifica possano ripartire definitivamente. Dal carotaggio che abbiamo fatto effettuare nel Mise in vari punti non è emersa la presenza di amianto”. La prudenza sul tema amianto è però d’obbligo, visto che anche per l’ex sindaco Renato Mazzuca non doveva essercene traccia ed invece i lavori di bonifica vennero interrotti per il suo ritrovamento. Quindi, anche se i carotaggi non l’hanno rilevato, non c’è certezza che l’amianto sia assente, visto quello che è successo nella prima area di bonifica.


Luca Razzaboni & C. Tutti colpevoli, tutti prescritti. Quanto è costato alla collettività lo scempio ambientale?


Luca Razzaboni, proprietario al 100% della Razzaboni srl, è l’imprenditore che, nonostante la condanna, è riuscito ad uscire pulito e indenne dalle vicende di traffico illecito di rifiuti pericolosi, grazie alla prescrizione dei reati. Nello specifico venne condannato 3 anni e 6 mesi; a 2 anni e 2 mesi Ezio Magnanini considerato il consulente della Razzaboni; 2 anni e mezzo a Emilio Schenetti; 2 anni e 4 mesi Enrica Sassi; a 3 anni e 2 mesi Gabriele Borghi. Tutti dovevano rispondere di traffico illecito di rifiuti secondo il decreto Ronchi del ’97. Razzaboni anche di falsità ideologica e violazione degli obblighi di comunicazione, di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari.


Per la prima parte della bonifica della ex Razzaboni sono stati spesi 3,5 milioni di euro. In totale, con il secondo stralcio per il Mise, si è arrivati a circa 7 milioni di euro a cui si aggiungono le multe che l’Italia ha dovuto pagare all’Europa per procedura di infrazione che sono costate 800mila euro.


Luca Razzaboni non ha mai pagato un euro per lo scempio ambientale che ha commesso, costi invece che sono ricaduti su tutti noi. I finanziamenti per la bonifica sono infatti ricavati dalle tasse che paghiamo allo Stato. Ricordiamo inoltre che Luca Razzaboni ha avuto il coraggio di fare causa al Comune di Persiceto perché ha contestato che l’esproprio della prima area sottoposta a bonifica gli sia stata pagata solo 1 euro. Chissà se farà un’altra causa al Comune dopo l’esproprio del Mise…


Allarme per l'inquinamento delle falde
“Dobbiamo fare in fretta la bonifica” ribadisce Pellegatti, riferendosi al problema delle falde.  La posta in gioco dal punto di vista ambientale è alta. Trapela da esperti del settore che la prima falda a circa 6-10 metri è già stata contaminata, mentre la seconda falda a 30 metri sembra essere preservata, grazie allo strato di argilla impermeabile frapposto fra prima e seconda falda. Ipotesi che trova conferma nel report del Corpo Forestale che ha condotto l'indagine e che aveva lanciato l'allarme parlando di stato di potenziale contaminazione delle acque sotterranee e dei terreni di sedime dei fanghi. (Relazione Giove-Crescenzi pubblicato sulla Rivista SILVÆ - Anno VII n. 15/18). Il rischio maggiore è comunque l'infiltrazione del torrente Samoggia che scorre a pochi metri dall'area Razzaboni, le cui acque vanno a confluire nel Reno e poi in Adriatico, portando con sé gli eventuali carichi inquinanti.


La dichiarazione di Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle)


Silvia Piccinini, portavoce del Movimento 5 stelle in Regione, che fin dall’inizio ha seguito le vicissitudini della bonifica della ex Razzaboni e ha sempre tenuto accesi i riflettori su questo scempio ambientale, ha dichiarato che: “Finalmente dopo anni di immobilismo e ritardi i lavori per la bonifica completa dell’ex discarica Razzaboni potranno partire. Fino ad oggi sulla bonifica della discarica chi ha amministrato in questi anni ha fatto poco o nulla, lasciando che il problema si trascinasse nel tempo e facendo pagare ai cittadini il conto del proprio lassismo. Una notizia che attendevamo da tempo e che in questi anni, attraverso interrogazioni, ordini del giorno, emendamenti al bilancio e risoluzioni, abbiamo sempre dovuto inseguire visto il disinteresse e il lassismo di Giunta e PD. Ma il nostro lavoro non finisce qui, non mancheremo, nei prossimi mesi, di verificare quanto previsto nel cronoprogramma dei lavori e che questi vengano svolti in condizioni di minimo rischio per la salute dei cittadini e per l'ambiente”.