Fondazione Aldini Valeriani, una scuola di vita per raggiungere l'eccellenza

Le azioni messe in campo per contrastare l'abbandono scolastico e per il recupero di persone ristrette nella libertà. La Fav è un esempio a livello nazionale.

Fondazione Aldini Valeriani

Fondazione Aldini Valeriani

Redazione 1 luglio 2017

articolo di Giacomo Treppo


 


Carlotta Bianchi è responsabile dell’Area IeFP e Progetti Inclusione della Fondazione Aldini Valeriani. Detta così suona piuttosto freddina come descrizione, ma quello che fa ha a che fare con la volontà di FAV di svolgere anche una funzione sociale, largamente intesa.
Cosa c’è di più sociale del formare i giovani? Sì, perché all’interno della Fondazione c’è un gruppo di lavoro che segue i giovani che per storia personale, e non certo per mancanza di talento, non trovano nella scuola “tradizionale” la risposta adattata ai loro bisogni formativi, educativi e di confronto con il mondo degli adulti, e per questo l’abbandonano.
Se nell'età fra i 15 e 19 anni i giovani smettono di andare a scuola, purtroppo, si creano le condizioni per determinare le future fasce deboli della società, senza istruzione ne’ specializzazione adeguata ad affrontare le sfide del mondo del lavoro, e non solo. A volte uno dei motivi che porta alcuni giovani ad abbandonare la scuola è proprio quello di appartenere già alle fasce deboli e il compito del gruppo di lavoro è quello di restituirgli possibilità, capacità e fiducia in se stessi.“Le ragioni dell'abbandono allo studio spesso risalgono a difficoltà famigliari, anche, troppo spesso, meramente economiche.” Carlotta Bianchi potrebbe tenere qualche lezione di sociologia del lavoro, ma non lo sa. All'Università, ricordo ancora benissimo, i professori di sociologia e relazioni industriali ci spiegavano la differenza fra istituzione e organizzazione (puramente accademica nei termini, assolutamente realistica nei concetti): le istituzioni guardano maggiormente al presente, le organizzazioni al futuro. In uno stato che, citando De Bortoli, vede una classe imprenditrice troppo colpevolmente attaccata allo Stato con conseguente carenza di innovazione, ecco che Confidustria Emilia ha creato un ente (di per sé istituzione) la cui ottica è rivolta al futuro.

La Fav contro l'abbandono scolastico

La Fondazione Aldini Valeriani, per mezzo dell’Area IeFP e Progetti di inclusione, mira a porre le basi per dare un futuro a chi oggi abbandona la scuola, il percorso riconosciuto dalla nostra società per la maturazione e l'ingresso nel mondo del lavoro (ma anche del sociale o dell'arte...).
“Molti dei ragazzi che si approcciano al nostro percorso di formazione, finanziato dalla Regione Emilia Romagna mediante fondi FSE, per arrivare ad ottenere una qualifica triennale, arrivano demotivati e incapaci di vedere una qualche utilità in qualsiasi altro genere di percorso formativo. Ma quando concludono il percorso, invece, hanno ritrovato una forte convinzione e una maggior fiducia nel loro futuro.”
I corsi sono improntati ad un insegnamento tecnico, almeno il 40% del tempo è dedicato a stage in azienda e il 50% del tempo di formazione a scuola è in laboratorio. I settori di insegnamento sono quelli della meccanica industriale e della riparazione di auto e motoveicoli.
Durante il percorso ai ragazzi viene impartita una formazione di base (la meccanica è un mondo vastissimo in cui si impara per tutta la vita) alla quale poi si possono aggiungere specializzazioni. “Ti dirò, qualcuno è andato a lavorare in Lamborghini o in Philip Morris International. Le competenze e la professionalità che gli abbiamo trasmesso sono state fondamentali.”
È questo che mi colpisce: un ente prende la parte “debole” della società e ne forma lavoratori che possono ambire all'eccellenza mondiale imprenditoriale. L'Emilia ne è piena, sia grazie al distretto della meccanica, quello di Ima, GD, Samp, Bonfiglioli etc etc... sia grazie alla motorvalley emiliana, che parte da Borgo Panigale e Sant'Agata Bolognese per correre lungo la via Emilia fino a Modena e poi là, a Maranello.
“Altri hanno trovato lavoro in aziende partecipate daIma, in Ducati...” Tanto per far capire che il percorso formativo, tecnico, meccanico, ha una validità riconosciuta anche all'esterno, dalle aziende del territorio.
Continua, Carlotta Bianchi: “Di differente rispetto alla scuola non abbiamo solo la quantità di ore di lezione che si svolgono in laboratorio e un approccio più pragmatico, ma anche le figure professionali che si occupano dei giovani. Lo staff, infatti, oltre che dai docenti, tutti con grande esperienza, è composto da tutor e coordinatori che conoscono bene i giovani che frequentano i nostri percorsi. Ogni anno seguiamo 170 alunni, ognuno con le proprie caratteristiche e la propria storia, spesso, come detto, demotivati per ragioni non sempre strettamente legate alla vita scolastica.” Mi spiega che tutto lo staff è sempre orientato ad accrescere le competenze dei ragazzi, la loro autostima, ma anche la loro educazione, intesa come capacità di sapersi comportare nei vari contesti.

Scuola come pratica di vita: il ruolo dei tutor

“Quello che facciamo come gruppo di lavoro nell’ambito di attività sociali, non finisce qua” mi assicura Carlotta Bianchi, ed arriviamo a un'iniziativa unica nel suo genere che vede coinvolta, insieme a GD, IMA e Marchesini Group, anche la Fondazione Aldini Valeriani. Si tratta di Fare Impresa in Dozza, un’officina meccanica nata, e attiva da cinque anni, all’interno della Casa Circondariale di Bologna “Dozza”. Si tratta di un’impresa sociale, realtà sempre più presente in Italia, che ha come scopo quello di offrire un’opportunità lavorativa e, insieme, formativa ad alcuni detenuti. “Noi, come Fondazione Aldini Valeriani, ci occupiamo dell’organizzazione della formazione tecnica iniziale. È chiaro che si tratta di un organizzazione molto definita e attenta. Giustamente bisogna prestare attenzione a tanti particolari a cui normalmente non si fa caso…come la gestione degli strumenti di lavoro per le lezioni pratiche o la gestione degli orari.”
La formazione prima dell’assunzione è gestita da docenti specializzati che, in alcuni casi, collaborano con i tutor dell’azienda, che poi continuano a seguirli nelle prime fasi lavorative vere e proprie. “Questi tutor sono ex dipendenti, oggi in pensione, di GD, Ima e Marchesini, che sono stati capaci di mettersi a disposizione, di rimettersi in gioco, in un ambiente spesso oggetto di facili pregiudizi. A volte, anzi spesso, ci sono momenti divertenti come veder spiegare, magari a un lavoratore di origini straniere, alcuni passaggi tecnici in dialetto bolognese stretto. E la magia è che si capiscono!”
Le chiedo se c'è una selezione per partecipare alla formazione iniziale: “Certo, inizialmente vengono individuati i possibili candidati dagli operatori della Casa Circondariale, poi vi è un secondo livello nel quale è l'impresa, mediante colloqui, ad analizzare chi possa essere adatto a quello specifico percorso. Quindi, sempre in accordo con la Casa Circondariale, si definiscono i partecipanti alla formazione. I percorsi formativi già realizzati sono stati quattro, l'ultimo è finito a luglio del 2016.”
L'obiettivo è chiaro: far sì che i lavoratori, una volta scontata la pena, possano essere inseriti nel mondo del lavoro, punto di partenza fondamentale per reinserirsi nella società.
Forse non aggiusteranno il mondo, sono troppo pragmatico per crederlo, ma ancora una volta, come già scritto nel precedente articolo sulla FAV, siamo di fronte a un ente nato anche da imprenditori che, al di là di ideologie e politica, agiscono sulla società e intervengono per correggerealcuni difetti del nostro sistema economico, cioè la disoccupazione e l'isolamento sociale delle fasce più deboli.
Carlotta sorride ancora, pensando alle colorite espressioni in dialetto bolognese per spiegare la meccanica. Le chiedo se funziona. “Certo, il linguaggio della meccanica è universale!”.

Contatti con la FAV

Nel precedente articolo ho già riportato mail e sito web della Fondazione. Per chi volesse contattarli, può scrivere a carlotta.bianchi@fav.it oppure andare su www.fav.it ma qua mi preme aggiungere altro: pochissimo tempo dopo aver intervistato Carla Tolomelli della Fondazione, questa è scomparsa tragicamente. Rinnovando le condoglianze a tutto il personale della Fondazione Aldini Valeriani da parte di tutto lo staff di Controcorrente, mando un abbraccio forte e spero rimanga, nei nostri lettori, il ricordo di una persona che, con la sua vita “normale”, faceva qualcosa di “straordinario”.


 

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