Cartelli in dialetto: vicolo Fregatetti diventa Sfregatette

Nella targa del vicolo di fronte alla chiesa i tetti sono diventati le tette.

Vicol sfreigatatt

Vicol sfreigatatt

Redazione 18 gennaio 2018

di Carlo D'Adamo


Il problema è che per essere bilingui bisognerebbe conoscere almeno due lingue, quando invece si dà l’impressione di non conoscerne nemmeno una.


Prendiamo per esempio Vicolo Albiroli, che si affaccia sulla Piazza del Popolo circa di fronte alla chiesa parrocchiale. Nell’Ottocento si chiamava, in italiano, VICOLO FREGATETTI, come dice la vecchia lapide ancora visibile. Il nome derivava dal fatto che gli spioventi delle case poste ai lati della via si toccavano quasi, perché la stradina era stretta.


La nuova targa in persicetàn l’ha ribattezzata SFREIGATATT. Ma in dialetto tetto si dice “al cuért” (= il coperto), oppure, con espressione metonimica (usando cioè una parte per il tutto), si dice “i copp” (= l’insieme dei coppi). In dialetto TATT sono le tette, come possono facilmente verificare i cultori del genere, consultando il bel dizionario di Luigi Lepri e Daniele Vitali.


Perché nella targa del vicolo di fronte alla chiesa i tetti sono diventati le tette? Per ignoranza del dialetto? Per il desiderio di suscitare grasse risate con un po’ di volgarità di bassa lega? Per strizzare l’occhietto agli umarells maschilisti, che parlano di tette anche se non si ricordano più cosa sono?


Ai "posters" l’ardua sentenza.


 

commenti