Lettera al sindaco Pellegatti. "L'ombelico degli omarini (Al bìguel di Umarells)"

Grande enfasi sulla stampa locale sul grande fatto culturale delle targhe in dialetto. Caro Sindaco se vuoi fare di Persiceto un centro culturale perchè non acquisisci l'archivio storico della Pretura?

Cartello in dialetto a Persiceto

Cartello in dialetto a Persiceto

Redazione 16 gennaio 2018

di Carlo D'Adamo


Grande enfasi sulla stampa locale sul grande fatto culturale delle targhe in dialetto messe sopra le regolari targhe che una squadra di cantonieri ha murato nelle vie principali di Persiceto.


Lo straniero (al furastir) avrà così l’opportunità di leggere in Piazza del Popolo la nuova targa in simil-marmo con la scritta “LA PIẬZA”, una bella scritta grande, con una bella A   maiuscola che ha una specie di tegola in testa: (un copp in vétta). È, quel coppo, l’accento che in lingua italiana si chiamerebbe circonflesso (l’è l’azant che in tal bacajèr in itaglian al s-ciamaref zircumflès), e dà la sensazione di essere a Praga.


Belle anche le targhe sulla strè dal sor, la via delle suore, sulla strè di lavadùr, dove c’erano dei lavatoi pubblici, sulla cuntrè dal giazz, già sede di una fabbrica di ghiaccio.


Per questa grande operazione culturale che a noi tutti, compresi gli italofoni, costa 9.000 euro, 1.700 dei quali messi dal Comune (gli altri dall’Istituto Beni Culturali della Regione), ci si attende giustamente un ritorno in termini di turismo. Al furastìr potrà così apprendere, e prendere nota in vétta al su’ tacuén, che qui, nella lingua locale, ci sono anche una via Cretini, una via delle Matte, e c’era la bottega del Zoppino, oltre alla strada delle Donnine Allegre.


Affascinante questa ampia visione culturale che amplifica le disgrazie del paese (i cretini, le matte, lo zoppino) mettendole al centro del mondo. Se questa è la “memoria” del paese, forse meglio sarebbe l’amnesia.


Ma l’amnesia è già garantita dall’ignoranza del nostro passato, lontano e vicino. Niente si dice sulla targa in Corso Italia dedicata a Odoardo Lodi, garibaldino caduto in Francia combattendo per la repubblica universale. Il questore censurò l’epigrafe scritta dai repubblicani persicetani (si era in tempi savoiardi) e la nuova scritta, firmata dal Carducci, trasformò un internazionalista repubblicano in un nazionalista monarchico. Niente si dice sulla Casa dell’Ortolano, che pure è piena di gnomoni e targhe. Qui Marino Cotti, negli anni terribili dell’ultima guerra, approfittando del fatto che metà casa era stata requisita e occupata dai tedeschi, distribuiva armi e munizioni ai partigiani. “Qui siamo al sicuro”, diceva, con grande sangue freddo, ai suoi compagni.


Accanto alla Casa dell’Ortolano, dove ha sede un bel planetario aperto al mondo intero, sorge un osservatorio astronomico con il cannocchiale sempre puntato in alto. Sarebbe lodevole che gli umarells continuassero a puntarlo verso il cielo, in alto, anziché in basso per mettere a fuoco il proprio ombelico. Ma la storia scorre sui cervelli degli umarells come l’acqua chiara sui sassi dei ruscelli. E così, mentre tre umarells anziani volontari per la sicurezza vestiti di arancione perlustrano il paese nei giorni di mercato per spaventare i forestieri, gli umarells delle targhe vorrebbero avvicinarli e trasformarli in turisti. Singolare contraddizione, in linea di perfetta continuità con le scelte culturali della passata amministrazione, e con la caduta verticale delle scelte della Regione, che taglia i servizi e i diritti ma finanzia generosamente le targhe bilingui….


Oltretutto bisognerebbe sapere, e questo bisogna spiegarlo bene ai forestieri modenesi e ferraresi, ai napoletani e siciliani immigrati, ai polentoni lombardi e veneti, che se c’è una lingua che permette a tutti noi di comunicare fra noi, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, è l’italiano (l’è l’itagliàn). Lo studio delle lingue locali ha senso solo se si accompagna allo studio della lingua nazionale, dalla quale i dialetti oggi prendono in prestito parole e strutture, perché non sono più in grado di dare voce alla società presente. Figuriamoci se possono guardare al futuro.


Caro sindaco Pellegatti, che sorridi orgoglioso nella foto del Carlino sotto la targa “LA PIẬZA”, se vuoi davvero coltivare la memoria, investire nella ricerca, creare le premesse per fare di Persiceto un centro culturale e una meta del turismo nazionale e internazionale, perché non chiedi di acquisire l’archivio storico della Pretura persicetana, dove ci sono, oltre alle carte dei moti del 7 gennaio 1869 (i cui segni sono ancora visibili in Corso Italia), i documenti dell’omicidio di Giuseppe Fanin, il processo sulla morte di Loredano Bizzarri, le indagini sugli scheletri del Poggio – poveri defunti dell’alto medioevo fatti passare per fascisti uccisi in una strage partigiana? Perché non trovi una sede decente, a norma e agibile, per l’archivio storico comunale? Perché non riprendi i contatti per portare qui da Bologna il Dipartimento di italianistica dell’Università? Perché non trovi una sistemazione decente, accessibile a tutti e dotata di servizi, per il nostro museo archeologico? Ignori che i reperti relativi al villaggio ligneo altomedioevale scavato alla Crocetta ed oggetto di una bella mostra in Sant’Apollinare di diversi anni fa SONO UNICI IN ITALIA e RARI IN EUROPA? Fare un progetto per realizzare una degna sede museale in cui, oltre ai reperti terramaricoli, villanoviani, etruschi, romani, longobardi trovino spazio anche queste importantissime testimonianze della presenza di popolazioni nordiche in queste terre (non solo al Poggio), costerebbe meno di 9.000 euro, perché gli storici e gli archeologi locali sarebbero ben lieti di contribuire gratuitamente a redigere il progetto, insieme ai dirigenti del museo.


Investire nelle strutture che rimangono anche per i nostri nipoti, nelle professionalità vere e nel patrimonio culturale, caro sindaco, significa davvero creare le condizioni per fare di Persiceto una meta turistica nazionale e internazionale. Ma per avere l’ambizione di muoversi in quella direzione occorre avere una visione d’insieme, storica e culturale, che, permettimi di dirtelo con estrema franchezza, a tutt’oggi ti manca. Sarebbe utile invece avere un programma culturale in grado di pensare al medio e al lungo periodo.


Coraggio, allora. Prova a suggerire ai tuoi umarells di sollevare lo sguardo dal loro ombelico e a imparare a guardarsi intorno, a guardare in avanti e a guardare in alto.   

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