"Rimini, Marzabotte, decempeda" il nuovo libro dell'etruscologo Carlo D'Adamo

Pierangelo Pancaldi presenta il libro di Carlo D’Adamo sabato 9 dicembre alle ore 16 presso “Labici” - via Mazzini 25, a Persiceto. Aperte le iscrizioni a laboratori di lingua etrusca e/o di umbro antico.

La copertina del libro

La copertina del libro

Redazione 5 dicembre 2017

di Carlo D’Adamo


 


Cosa avevano in comune Rimini, Pisa, Roma, il lago di Lemano e i fiordi del mar Baltico? Il fatto di essere porti fluviali o lacustri, e, in molti casi, di derivare il loro nome dal miceneo ri-me-ne, che significa “porto”. La loro mappa, che sembra seguire le vie dell’ambra e dei metalli dell’età del Bronzo, testimonia l’ampiezza e la capillarità del cosiddetto “sistema miceneo”, nel quale la nostra penisola, con i suoi popoli, gioca un ruolo molto importante.


Cosa hanno in comune l’Orcia, il Sàvena, lo Zena, il Rubicone, il Procchio, il Marzeno? Il fatto di essere al tempo stesso nomi di fiumi e nomi di tazze, vasi e recipienti anche di grande capacità. L’ampia distribuzione di idronimi di questo tipo in tutta la penisola va fatta risalire alla straordinaria importanza dell’industria ceramica che caratterizza l’economia neolitica. La curiosa serie di idronimi con queste caratteristiche va infatti messa in relazione con la straordinaria diffusione delle pratiche di acculturazione agricola e la conseguente progressiva sedentarietà, con la costruzione di villaggi e la necessaria diffusione dei manufatti in terracotta per conservare il raccolto, cuocere la polenta, immagazzinare l’acqua…


Quale significato avevano, in questa serie, gli idronimi con base marza-, che ritroviamo anche nel toponimo Marzabotte, attestato dall’abate Calindri nel Settecento?


I diversi articoli raccolti nel libretto sconfinano a volte nel terreno dell’antropologia culturale, soprattutto quando l’indagine si sofferma sulle caratteristiche del culto dei defunti e delle divinità della nascita e della morte, come le divinità delle acque, dei fiumi, dei porti, dei passaggi, dei guadi, dei valichi… Culti, superstizioni, riti e strutture mentali attraversano tutto il Mediterraneo insieme alle merci, alle tecniche e ai mots voyageurs, e rendono bene l’idea di una koiné che ha disseminato la penisola di numerose tracce linguistiche. Da questo punto di vista le traduzioni dalle antiche lingue dei nostri progenitori risultano più efficaci quando si adotta una prospettiva orizzontale, basata sui prestiti, sulla diffusione dei culti, sulle traslitterazioni, che ha anche il vantaggio di rivelare la dimensione internazionale delle società antiche.


Emerge dagli articoli dell’antologia un Mediterraneo che può essere definito il melting pot dell’antichità, con la continuità incredibile delle sue contaminazioni, dal Neolitico al Bronzo all’età di Augusto.


Chi è Carlo D’Adamo


Nato a Collesalvetti (LI) nel 1949, Carlo D’Adamo si è laureato in lettere moderne a Bologna nel 1971, e, dopo aver esercitato la professione di insegnante nelle scuole superiori delle province di Modena e Bologna, si occupa di storia e di storia dell’arte.


Nel 1985 e 1986 con Fabio Fantuzzi e Fabrizio Bizzarri produce una serie di documentari (“Voci di dentro”) sull’assistenza domiciliare nel Comune di San Giovanni in Persiceto, sulla organizzazione del locale ricovero per “alienati mentali” e sulla vicenda del partigiano sordomuto Federico Siena.


Nel 1988 organizza la mostra “Etruschi di pianura” presso la Biblioteca Comunale di San Giovanni in Persiceto.


Nel 2004 pubblica “Il dio Grabo, il divino Augusto e le Tavole Iguvine”, una nuova traduzione delle famose Tavole di Gubbio. Nel 2007 pubblica “I Sardi nella guerra di Troia”, un volumetto scritto per l’Associazione “Insieme per conoscere”, affiliata alla Primo Levi, in cui si affronta il problema della formazione di alcune civiltà italiche nell’età del Bronzo.


Nel 2009 pubblica "Tutti zitti. Una rimozione collettiva", nel quale ricostruisce il contesto in cui si colloca il silenzio assordante intorno alla data sbagliata di ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, che il monumento inaugurato a Persiceto nel 1927 anticipa di un anno.


Nel 2011 escono "Sardi, Etruschi e Italici nella guerra di Troia" e "Disavventure dell'archeologia. I comunisti delle terremare".


Nel 2012 pubblica, insieme a William Pedrini, "Un passato che non passa. Il documentario fotografico di D'Aiutolo e Parisi" e "I 34 scheletri del Poggio".


Nel novembre 2014 esce "Chi ha ammazzato l'agente Iozzino? Lo Stato in via Fani".


 


 

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