Mostra dello scultore Claudio Nicoli. Ulisse e Penepole, l'incontro rinviato

Fino al 30 dicembre è possibile visitare la bella mostra dello scultore persicetano a Palazzo San Salvatore (Biblioteca) a San Giovanni. Penelope è un inno d'amore alla moglie che non c'è più.

Penelope

Penelope

Redazione 4 dicembre 2017

di Carlo D’Adamo


 


Straordinaria la mostra di opere di Claudio Nicoli inaugurata sabato 2 dicembre 2017 nella sala esposizioni della biblioteca di San Giovanni in Persiceto; straordinaria per qualità delle opere, per pathos e per significatività. Nel sapiente allestimento, le grafiche e le sculture invitano ad un percorso immaginario sulle orme di Ulisse. Penelope è meta reale e metaforica del viaggio, che Ulisse compie verso Itaca e dentro di  sé, alla ricerca di quella parte di se stesso che si chiama Penelope. Penelope è il lato femminile che in ognuno di noi, amalgamandosi con quello maschile, forma la nostra personalità, in cui i due generi si compenetrano in un equilibrio sempre variabile e provvisorio. Viaggiando verso Penelope, Ulisse va quindi verso la conoscenza di sé.


 


Le due grandi sculture di Ulisse e Penelope, che si fronteggiano accampandosi in posizione strategica nella sala, costituiscono una coppia indivisibile. Da loro si dipanano le trame dei  percorsi che alludono ad altri possibili incontri: fra il nostro essere uomo e il nostro essere animale (“Centauro”); fra il nostro essere folle e il nostro essere sano di mente (“Don Chisciotte”); fra la nostra vitalità e la nostra prigionia nel labirinto (“Minotauro”). Ognuno dei personaggi simbolici della nostra umanità muove a sua volta in cerca di un possibile incontro: Deianira, Dulcinea, Arianna, sono l’alter ego del Centauro, del Don Chisciotte, del Minotauro, che non potrebbero vivere senza le loro metà – e viceversa. Le singole trame si intrecciano e si sovrappongono, come è naturale nel mito, che si apre a cento possibili varianti, a trame oniriche che hanno la stessa logica incoerente dei sogni. Il sogno è il luogo dove è possibile l’incontro.


 


Ulisse non può vivere senza il sogno di Penelope che tesse la tela in Itaca, verso cui viaggia; Penelope non può vivere senza il sogno di Ulisse che ritorna. L’attesa di lei e l’arrivo di lui troveranno pace nell’incontro che finalmente li riunirà. Ma quando Ulisse arriva ad Itaca, Penelope ha smesso di filare; il suo telaio non fa più rumore; la sua stanza è vuota. Ulisse è arrivato troppo tardi all’incontro, Penelope non c’è più. Aspettami, amore mio, non abbandonarmi qui da solo, il mio sogno di te non è finito, dice Ulisse, continuando a parlare con Penelope, come se lei fosse ancora viva. Il ricordo della passione che li univa è calore di fiamma lontana, un fuoco che scalda ancora, accende ancora il desiderio dell’altro e rende sopportabile il dolore. È l’amore che tiene aperto il dialogo fra chi c’è ancora perché è vivo e chi c’è ancora perché vive dentro di noi.


 


In questa dichiarazione d’amore è racchiuso il significato più importante e più forte della mostra di Claudio Nicoli, che si avvale, ed è bene sottolinearlo, di materiali da costruzione vari ed ecletticamente utilizzati: gli elementi freudiani che costruiscono la logica incoerente del sogno; le citazioni sapienti di Ghermandi, di Picasso, dell’arte africana, del classicismo ellenistico, dell’arte egizia, in un pastiche linguistico originale e stratificato; la manualità artigianale di chi fa i conti con la duttilità della creta, con le venature del marmo, con la durezza della pietra, legati ai luoghi dell’infanzia, della giovinezza, della maturità; l’attitudine visionaria e metafisica di chi fa scendere dall’Olimpo gli dei per mangiare insieme agli uomini e dialogare con i gatti ed i cavalli.


 


Ma sono soprattutto i cavalli, gli amati cavalli, tutt’uno con i loro cavalieri, a rappresentare la condizione degli esseri umani, di cui condividono speranze ed angosce. Ed i cavalli mutilati, sospesi sull’unico piede superstite o in equilibrio instabile sulle zampe anteriori (tutto il resto non c’è più) sembrano ululare alla luna la loro disperazione. Trasparenti metafore di una umanità sofferente, rivelano la qualità tutta surreale e metafisica della poetica di Nicoli. Vengono in mente per analogia i versi visionari de La Tessitrice del Pascoli: Piango e le chiedo: Perché non suona // dunque l’arguto pettine più?// Ella mi fissa timida e buona: // Perché non suona?// E piange, e piange – Mio dolce amore, // non t’hanno detto? non lo sai tu? // Io non son viva che nel tuo cuore. // Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso // per te soltanto; come, non so: // in questa tela, sotto il cipresso, // accanto alfine ti dormirò.  E non possono non venire in mente, per analogia, i versi di Xenia scritti da Montale in memoria della moglie Drusilla Tanzi:  Avevamo studiato per  l’aldilà // un fischio, un segno di riconoscimento // Mi provo a modularlo nella speranza // che siamo tutti morti senza saperlo.


Sogno che là dove sei adesso, tu continui a tessere la tela per me. L’incontro è soltanto rinviato. Aspettami, Penelope.


 


Claudio Nicoli


ΠНΝΕΛỚΠΗ – Diario di un viaggio parallelo


Palazzo San Salvatore, Piazza Garibaldi 7


San Giovanni in Persiceto


Orari: tutti i giorni al pomeriggio 16 – 19


Festivi: mattino 10 – 12,30 e pomeriggio 16 – 19


 


Chi è Claudio Nicoli
Claudio Nicoli nasce a San Giovanni in Persiceto nel 1958, già a 12 anni crea le sue prime opere in creta che vengono cotte dal padre nella fornace dove lavora. Nel 1976 conclude gli studi classici che influenzeranno in seguito l'intero suo repertorio artistico. Dopo la morte del padre si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Bologna sotto la guida del maestro Quinto Ghermandi. Nel 1989 si diploma all’Accademia, sezione Scultura e prosegue l’attività espositiva iniziata ancor prima del diploma: espone in personali a Siena ed a Firenze alla “Bottega di Cimabue”, dove verrà notato da importanti estimatori d'arte, attraverso i quali avrà in seguito l'occasione d'inserirsi in ambiti artistici di primo piano. Partecipa a progetti artistici nazionali ed internazionali ed espone in personali e collettive di prestigio. Nel 1997 tiene una personale a San Giovanni in Persiceto e nel 1998 Partecipa ad “Arte & Città”, rassegna di scultura monumentale organizzata tra gli altri da Giorgio Celli e Giuseppe Cordone. Questo interessante progetto che vede la collocazione di opere monumentali in un contesto urbano è per Nicoli l'occasione di confronto con importanti autori quali: Consagra, Kossuth, Perez, Yasuda. Nel 2003 è incaricato dell’allestimento urbano di “Arte & Città” dove presenta per l’occasione dieci opere monumentali. Nel frattempo prosegue la sua attività artistica, ricevendo prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero.


 

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