Fascismo e tortura a Bologna, nel libro di Renato Sasdelli

Domenica 24 settembre alle ore 17 Renato Sasdelli torna a San Giovanni in Persiceto per presentare a L’Atelier, in via Tassinara 36/A, il suo libro “Fascismo e tortura a Bologna”.

Copertina del libro Fascismo e tortura a Bologna

Copertina del libro Fascismo e tortura a Bologna

Redazione 21 settembre 2017

Domenica 24 settembre alle ore 17 Renato Sasdelli torna a San Giovanni in Persiceto per presentare a L’Atelier, in via Tassinara 36/A, il suo libro “Fascismo e tortura a Bologna”. Dialogherà con l'autore lo scrittore Carlo D'Adamo.


A L’Atelier aveva già presentato nove anni fa “Ingegneria in guerra”, che ricostruiva episodi legati alla trasformazione della facoltà in un carcere nel quale Angelo Serrantini, colonnello della GNR, torturava i civili sospettati di essere partigiani. Aiutato da sadici come Gaspare Pifferi, Giuseppe Onofaro, Anselmo Raspadori, Bruno Monti, brutalizzava le sue vittime, che a volte decedevano per le ferite riportate negli interrogatori. Anche il padre dell’autore, Dino Sasdelli, aveva fatto l’esperienza del carcere e della tortura nella facoltà di Ingegneria, dove Renato Sasdelli ha insegnato per tanti anni come professore di matematica. “Ingegneria in guerra” riportava decine e decine di testimonianze di partigiani e di civili sopravvissuti agli interrogatori , e poi rilasciati o consegnati ai tedeschi, per ulteriori interrogatori.


In questo nuovo libro Sasdelli approfondisce la ricerca, chiedendosi perché la memoria di fatti così gravi si è persa, e perché nessuno sa che anche a Ingegneria, come in Questura, in via Borgolocchi, in via Santa Chiara, in via Siepelunga, in via Mengoli, in via Albergati, si consumavano efferatezze nei confronti di donne e vecchi, adolescenti e uomini maturi. La risposta è presto data: la memoria è stata cancellata perché quei torturatori non solo non hanno pagato per i loro crimini, ma hanno fatto carriera, nell’Italia repubblicana e democratica, continuando a dirigere questure e caserme, grazie a indulti e amnistie, a sentenze scandalose e a ad una generale amnesia che ha evitato di fare seriamente i conti con il passato.


Ma un paese che non ha voluto fare i conti con il passato, un paese senza memoria, è incapace di andare incontro al futuro, perché la memoria alimenta la democrazia e permette di leggere con chiarezza il presente.


 

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