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Cultura

Marisa, la prof che ha creato un museo del ricordo al Casello 33 di Crevalcore

La locomotiva di Persiceto, parcheggiata davanti alla Coop Marcolfa, ritornerà sul binario del ricordo al Casello 33 a Crevalcore.

Pietro Carli
lunedì 23 gennaio 2017 18:25

La professoressa Marisa Reggiani davanti al Casello 33 (foto Pietro Carli)
La professoressa Marisa Reggiani davanti al Casello 33 (foto Pietro Carli)

In Terre d'Acqua c'è un luogo ritornato ad un secolo fa.
E' a Crevalcore, Casello 33, via Muzza Sud: qui il tempo sembra essersi fermato. Era un casello ferroviario sulla tratta Ferrara-Decima, attivata nel 1906 e dismessa nel 1956.
Ora è diventato il binario del ricordo, grazie alla tenacia, che rasenta l' "ostinazione", di Marisa Reggiani, un'anziana professoressa che ha vissuto i più bei momenti dell'infanzia intrecciati con la storia del Casello 33, che è anche la Storia di un pezzo di Ferrovie dello Stato (Società Veneta ferrovie) ormai dimenticata.
Marisa ha comprato quel casello dismesso e malandato, lo ha restaurato, e ne ha realizzato un museo con ricostruzioni storiche ed oggetti dell'epoca. Non solo. La realtà si sovrappone alla memoria. La professoressa Reggiani ha voluto ricostruire un breve tracciato del binario che passava accanto al casello e così completare il sogno di ritorno alla sua infanzia. In settimana arriverà anche la locomotiva, ora parcheggiata in via Repubblica a Persiceto, davanti alla Coop Marcolfa, che finalmente potrà avere un binario tutto suo.

Una professoressa d'altri tempi

Il Casello 33 è proprio a lato della casa di Marisa Reggiani, che fin da piccola ha sempre vissuto in questo lembo di terra affacciato sul binario, che l'avrebbe accompagnata a raggiungere le mete della sua vita. Per comprendere da dove nasca il sogno della professoressa basta osservare la sua casa: tutto ciò che è antico e vissuto è ancora perfettamente funzionante e utilizzato. E' in questa casa di campagna che Marisa, classe 1936, ha portato avanti e sempre da sola tutte le ristrutturazioni, tutte le modifiche e i cambiamenti che una vecchia casa comporta, sempre mantenendo le caratteristiche storiche dell'abitazione, scegliendo materiali vecchi ed originali da fare rivivere. Si, fare rivivere, è questo il termine giusto che corre alla mente quando si vede la prof sfruttare vecchi coppi per creare fioriere o enormi tronchi di legno intarsiati per inventare seggiole e tavolini.
Il termine "fare rivivere" di solito si associa ad una esperienza nuova, magari ad un giovane che vuole rivalutare un oggetto o un progetto, lasciato da un parente più anziano. Ecco allora che nel caso della prof alla frase fare rivivere ci aggiungerei, "ostinatamente" fare rivivere.
Con ostinazione tantissimi anni fa la prof decise di comprare il casello ferroviario 33 di via Muzza Sud, proprio a lato di casa sua, e con ostinazione ha deciso di investire denari per poterlo rivalutare. Poco alla volta lo ha perfettamente ristrutturato rendendolo davvero bello, come si può notare passando per le campagne di Crevalcore.
"Non lo comprerebbero nemmeno gli zingari..." le dicevano parenti ed amici quando la professoressa manifestava la volontà di acquistare quel casello malmesso.
Ma Marisa non si è mai lasciata convincere dal parere contrario di chi aveva intorno e ha proseguito per la sua strada.

Quel Casello del cuore

La via percorsa dalla prof non era la via del tornaconto economico, dell'affare a tutti i costi, del business.
Era la via del cuore, del ricordo, della tenerezza dell'infanzia. In quel casello da piccola giocava con la sorella Carmen. "Ci sfidavamo a percorrere il binario senza cadere restando in equilibrio - racconta la professoressa Marisa - Era una didattica quotidiana tant'è che ero la migliore nello sport della trave a scuola".
"Era su quelle rotaie davanti a casa mia che passava la locomotiva che mi portava prima alle medie a Cento, partendo da Crevalcore, e poi alle magistrali a Modena, partendo da Ravarino. Era su quelle rotaie che un giorno si bloccò la locomotiva rimasta senza carbone, il macchinista raccolse la legna in campagna per poter arrivare alla prima stazione. Insomma sono tra quei binari i migliori ricordi della mia infanzia. Arturo Salvioli e Anelina Zucchini gestivano il casello con i loro dieci figli. Arturo monitorava costantemente i binari, le traverse, le giunzioni, bulloni e dadi; Anelina era addetta alla chiusura della strada, abbassava le barriere con la bandiera in mano o la lanterna. Il corno in ottone, sempre pronto, da suonare per le emergenze".

Storia e storie del ricordo diventano realtà

I binari di quel percorso ferroviario nato nel 1911 (per il tratto da Ferrara a Decima) e dismesso nel 1956 portano direttamente all'infanzia della professoressa Marisa.
La linea ferroviaria, che passava davanti al casello 33, venne ampliata da Ferrara a Modena nel 1916. Vi fu anche un tratto, da Decima a Persiceto, in funzione dal 1911 che nel 1944, durante la guerra, venne distrutto dai tedeschi in fuga e mai più ricostruito. Marisa Reggiani è una professoressa e sa che le storie personali si intersecano inevitabilmente con la grande Storia. Così ha deciso che in via Muzza Sud il Casello 33 diventerà un piccolo museo ferroviario, dove alloggeranno divise e antichi oggetti, mentre all'esterno troverà casa una vecchia e conosciuta locomotiva persicetana.
Sì, quella vecchia locomotiva a carbone di proprietà del signor Armaroli, parcheggiata in solitudine in via della Repubblica a San Giovanni in Persiceto davanti alla Coop Marcolfa. Un pezzo di storia, addormentata a Persiceto, si rimette in moto per un suo ultimo viaggio verso Crevalcore. Sarà adagiata a fianco del Casello 33 con la cabina del macchinista e fuochista girate verso Modena. Starà lì, col muso verso nord est a sfidare le fitte nebbie le notti gelide e a farsi baciare dal sole primaverile, con l'orgoglio di aver ritrovato il suo binario.

Grazie alla professoressa Marisa ora il Casello 33 con il suo museo, la locomotiva ed il binario ci sono e siamo sicuri che saranno meta di quanti vorranno fare un viaggio nella Storia e rendere omaggio alla "ostinazione" di chi ha voluto che nessuno potesse dimenticare quel passato che appartiene a molti.
Se poi qualcuno volesse contribuire con qualche oggetto di vecchia data che ricorda quel periodo e quel binario, e che magari giace in solitudine in un cassetto, Marisa è lieta di ospitarlo.
Grazie Prof.