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Politica

Le pressioni della finanza internazionale perchè vinca il SI'

"Le ragioni del no" è la manifestazione conclusiva che si svolge il 29 novembre alle 21 nella sala consiliare del Comune di Persiceto.

ANPI
lunedì 28 novembre 2016 20:07

"Le ragioni del no" è il titolo della manifestazione conclusiva che si svolge martedì 29 novembre alle 21 nella sala consiliare del Comune di San Giovanni in Persiceto, organizzata da Anpi e da Comitato per il No.
Partecipano il partigiano "Arno" Ermenegildo Bugni, Francesco Maria Caruso, presidente del tribunale di Bologna, Vincenzo Balzani, presidente del Comitato per il No di Crevalcore, Simona Salustri, dell'ufficio di presidenza dell'Anpi di Bologna, Ugo Mazza, vicepresidente del Comitato per il No di Bologna. Modera Adolfo Roffi, coordinatore dell'Anpi di Terre d'Acqua.

Riceviamo dall'Anpi di Calderara di Reno e volentieri pubblichiamo

Per un NO ragionato

Premessa

Il prossimo 4 dicembre siamo chiamati a votare al referendum per la conferma o meno della riforma costituzionale voluta da questo governo ed approvata a maggioranza semplice e contro il parere di tutte le opposizioni, di destra e di sinistra.
Se crediamo sulla parola al governo, o ne respingiamo pregiudizialmente ogni sillaba, parteggiando pregiudizialmente per il SI o per il NO, stiamo dimenticando che da queste riforme dipenderà non la sorte dell'attuale governo, bensì il nostro futuro e quello dei nostri figli. Quali che siano i pregi ed i difetti del governo in carica, va tenuto ben distinto il giudizio sui suoi atti di ordinaria amministrazione da quello sulla riforma della Costituzione. Non dobbiamo, cioè, legare la sorte della riforma della Costituzione al governo oggi in carica, né per il SI né per il NO.
E' per questo motivo che come ANPI cercheremo di spiegare perchè siamo contrari a questa riforma, attraverso l'illustrazione dei vari temi, partendo dalle reali motivazioni che ne stanno alla base.

L'attacco alla Costituzione è cominciato molto prima del governo Renzi

La riforma Berlusconi-Bossi del 2005 (bocciata dal referendum popolare del 2006 col 61% dei voti espressi, e con l'esultanza del centro-sinistra) prevedeva tra l'altro: un Senato Federale, il rafforzamento della Presidenza del Consiglio e del governo, la correzione del Titolo V e una "clausola di supremazia" per consentire al governo interventi d'autorità negli ambiti di competenza regionale.
Fallì, anche, il tentativo (Berlusconi, Bossi, Tremonti del marzo 2011) di stravolgere l'art. 41 cancellandone, in nome della "globalizzazione dei mercati" il principio che l'attività economica pubblica e privata "possa essere indirizzata e coordinata ai fini sociali".
Tutti i temi del tentativo di riforma Berlusconi sono presenti nella riforma del governo Renzi.
Le riforme fallite e quella oggi proposta hanno un denominatore comune: l'asserita necessità di adeguare una Costituzione "vecchia" ai nuovi scenari di un'economia globale dominata dalle leggi di mercato. L'on. Brunetta, quando era ministro, dichiarò che "stabilire che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1 Costituzione) non significa assolutamente nulla di fronte a concetti fondamentali come quelli del mercato, della concorrenza e del merito".
Letta-Quagliarello-Franceschini, nella relazione che accompagna il ddl 813, (che istituì il "Comitato parlamentare per le riforme costituzionali" alle origini dell'attuale proposta di riforma) spiegano che chi difende la Costituzione com'è, pecca di "conservatorismo costituzionale"poiché la riforma dello Stato e del governo furono immaginate dalla Costituente "nella temperie della guerra fredda".

La finanza internazionale vuole stravolgere la nostra Costituzione. Ecco il rapporto di J. P. MORGAN

Nel Rapporto sull'area euro (28 maggio 2013) della società J. P. Morgan, una delle più potenti società finanziarie del pianeta viene indicata espressamente la necessità di stravolgere la nostra Costituzione:

" all'inizio della crisi, si pensava che i problemi nazionali fossero di natura economica, ma si è poi capito che ci sono anche problemi di natura politica. Le Costituzioni ed i sistemi politici dei paesi della periferia meridionale, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica, [......] e sono ancora determinati dalla reazione alla caduta delle dittature. Queste costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. [...]. Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l'Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche".

Come si può constatare, quindi, la finanza internazionale indica gli obiettivi ed il percorso ed il governo italiano si adegua. Significativi sono il sostegno alla riforma costituzionale italiana da parte del Financial Times (portavoce della grande finanza inglese) e del Wall Street Journal (giornale della finanza americana).
Da questa riforma costituzionale, pertanto, dovremo aspettarci un governo più forte e centralizzato (aiutato in questo dall'attuale legge elettorale che assegna la maggioranza assoluta anche a chi è minoranza nel Paese), un Parlamento più debole, la compressione dei diritti dei lavoratori e di ogni protesta, l'archiviazione dell'antifascismo.
Ricordiamo, infine, che questo governo che si è arrogato il diritto di riformare la Costituzione è il risultato di una maggioranza parlamentare i cui componenti sono il risultato di una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale (uno dei motivi è l'eccessivo premio di maggioranza previsto). Senza tale legge non si avrebbe nemmeno la maggioranza attuale.

Queste sono le motivazioni generali per cui come ANPI diciamo NO a questa riforma costituzionale e a questa legge elettorale.