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Politica

Caro Lorenzo, quando hai chiesto voti non hai detto: "No i voti dei gay"

L'Amministrazione comunale non può decidere chi sposare e chi no, e nemmeno entrare nei letti dei cittadini, come il cardinale Ruini. E se io sposassi mio cugino?

Carlo D'Adamo
sabato 5 novembre 2016 15:15

La Giunta di San Giovanni in Persiceto
La Giunta di San Giovanni in Persiceto

"La Giunta comunale di San Giovanni in Persiceto ha preso la decisione di non officiare le unioni civili di coppie dello stesso sesso". Questa è la dichiarazione del sindaco di Persiceto, Lorenzo Pellegatti, rilasciata al Carlino e pubblicata venerdì 4 novembre.
Questa dichiarazione non è mai stata smentita dal primo cittadino, che ha diramato nel pomeriggio di venerdì un suo comunicato stampa in cui invece ribadiva che avrebbe applicato la legge sulle unioni civili (e come non avrebbe potuto fare altrimenti?), anche se avrebbe delegato ad officiare i consiglieri comunali che ne avessero fatto richiesta. In pratica "sono costretto ad applicare la legge, ma noi che governiamo persiceto non ci presteremo a ciò". Dal punto di vista umano e politico, visto che Pellegatti si è sempre presentato come il sindaco di TUTTI, come Controcorrente rifuggiamo questa presa di posizione integralista e volentieri pubblichiamo questa lettera di Carlo D'Adamo, in cui ci ritroviamo.

Caro Lorenzo,

ti scrivo con rispetto perché conosco la tua storia personale, il tuo impegno nel volontariato e la tua onestà. Ricordo ancora quando, trentadue anni fa, frequentavamo insieme il corso di preparazione al parto, che noi futuri padri seguivamo per essere partecipi e consapevoli. Erano anni, quelli (e anche quelli precedenti) nei quali laici e cattolici riuscivano a ritrovarsi sui grandi temi della pace e della guerra, dei diritti umani e dei diritti civili. Il referendum indetto da Fanfani per abolire la legge sul divorzio aveva visto la vittoria del NO, dopo una lunga e a volte aspra campagna elettorale. La vittoria fu possibile anche grazie alla posizione progressista di molti cattolici che facevano questo ragionamento: "Io non ricorrerò mai al divorzio, o almeno spero di non ricorrervi, ma non posso negare a tante persone che hanno sofferto per il fallimento del loro matrimonio il diritto di regolarizzare la loro posizione e di rifarsi una vita". In Italia la legge che introduceva il divorzio era stata votata nel 1970 e già nel 1974 Fanfani aveva tentato di cancellarla. Soltanto Spagna e Portogallo, Paesi allora governati da dittature fasciste, non avevano il divorzio, in nome di una morale reazionaria e bigotta, ipocrita e repressiva.

In casi come questi, caro Lorenzo, che incidono sulla vita degli esseri umani, credo che la carità cristiana e il buon senso debbano andare non verso la negazione dei loro diritti, ma verso il loro riconoscimento. E in ogni caso resto convinto del fatto che, nella convivenza fra due persone, il sacramento risieda nella sincerità dell'affetto. Il rito religioso o la legge dello Stato ratificano soltanto una situazione di fatto che nessuno ha il diritto di stigmatizzare.
La nostra Costituzione (articolo 3) sostiene che nessuno deve essere discriminato per motivi di sesso, razza, religione, nazionalità o convinzioni politiche. Ma se tu rifiuti di applicare la legge che riconosce le unioni civili discrimini tutti quei cittadini ai quali neghi il diritto di usufruire di una legge dello Stato, e li trasformi in cittadini di Serie B, rispetto a quelli ai quali invece consenti di usufruire della legge. Guarda che questo atteggiamento è pericoloso: ci mancherebbe altro che un Sindaco o una Giunta decidessero chi può ricorrere alla legge e chi no! I biondi sì e i mori no? Gli ariani sì e gli ebrei no? I progressisti sì e i moderati no? I pescatori sì e i cacciatori no? Gli inquinatori sì (vedi Razzaboni) e gli inquinati no? I socialdemocratici sì e i comunisti no? Di deriva in deriva, se non c'è un accesso alla legge garantito a tutti i cittadini, se non è assicurata una parità di trattamento da parte delle istituzioni, si va verso l'arbitrio, verso lo strapotere di chi comanda, verso l'autoritarismo e l'intolleranza, tutti comportamenti tipici di società dittatoriali.

In una comunità come la nostra, nella quale oggi si punta più sulla qualità dei singoli candidati che sulle appartenenze, sulla fiducia nella persona più che sull'adesione fideistica ad una bandiera, la diversità è un valore. Siamo tutti diversi, ma c'è un patto sottinteso grazie al quale ci riconosciamo membri della stessa comunità, e c'è un orizzonte di valori, quelli della Costituzione, che legittima sia te che me. Anch'io, come te, ho amici di centro, di destra e di sinistra; li frequento per le loro qualità umane e non per le loro posizioni politiche. Hanno occhi, naso e bocca come me; lavorano, amano, soffrono, come me. Mi fido di loro, anche se su molte cose non siamo d'accordo. Ma se dovessimo dividere il mondo fra Uguali e Diversi, fra Tuttoquàe Nientelà, fra Noi e gli Altri, saremmo ben poco intelligenti! E se poi volessimo omologare gli Altri sulla base dei nostri schemi mentali, saremmo ben poco democratici! Se infine avessimo la pretesa di imporre la nostra visione del mondo a chi non la condivide, saremmo proprio INTEGRALISTI: una concezione che nel Medio Evo era molto diffusa, e produsse roghi, guerre e tanti morti.
E non vale (ammesso che Trombetta sul Carlino abbia interpretato correttamente la tua dichiarazione) il ragionamento che "sono poche" nel Comune di San Giovanni in Persiceto le coppie interessate che hanno fatto domanda per la celebrazione del riconoscimento dell'unione civile. Quel ragionamento è sbagliato, perché l'esercizio di un diritto è inalienabile anche se fa capo ad una sola persona; non è certo la quantità la sua unità di misura.

E poi, che diritto hai tu, che diritto ha la tua giunta, che diritto abbiamo noi di chiedere a due cittadini che vivono insieme se vanno anche a letto insieme? Saranno ben affari loro, caro sindaco. O vogliamo fare come il cardinal Ruini, che si infilava sempre virtualmente nei letti degli Italiani, per dire: "Questo si può fare, questo no?". Poi però si dimenticò di rimproverare Lapo Elkann, quando il nobile rampollo della dinastia FIAT si produsse in pericolosi giochi erotici multipli con transessuali e droga. Ma Lapo può infrangere la legge, perché lui appartiene alla razza padrona, mentre un cittadino di serie B troverà sempre un sindaco che gli nega il diritto di usufruire di una legge. Un sindaco di serie B.

Tu, caro Lorenzo, quando hai chiesto voti per la tua lista non hai detto: "Non voglio i voti dei gay". Se tu l'avessi detto, forse avresti avuto molti meno voti di quelli che hai avuto, perché fra chi ti ha votato ci sono tanti elettori che vedevano in te non solo la rottura delle logiche clientelari e affaristiche delle ultime amministrazioni, ma anche il rilancio di quei valori di solidarietà e rispetto dei diritti che la tua persona rappresentava.

Tu ti sei presentato come il sindaco di TUTTI - anche di chi non la pensa come te - e hai raccolto voti da tutti, dal centro, da destra e da sinistra. Anche dai gay. Ma se neghi ad una categoria di cittadini il diritto ad usufruire di una legge dello Stato, non sei più il sindaco di tutti. Attenzione, perché così, discriminando, si va verso il sindaco di pochi. Non è affatto richiesto ad un sindaco di essere d'accordo con le leggi che deve applicare, ed è giusto che sia così, altrimenti ognuno farebbe quello che vuole. Ripensaci, dunque, perché su questa cosa non hai ragione. Come cittadino tu hai tutto il diritto di esprimere il tuo disaccordo con la legge sulle unioni civili, ma come sindaco hai il dovere di applicarla. Obtorto collo, come dicevano gli antichi.

Voglio chiudere con questa mia storia personale. Mio cugino Daniele è un esodato. In 16 giorni PD, CDL, UDC, Futuro e Libertà (tutti d'accordo) misero sul lastrico decine di migliaia di lavoratori: era il Governo Monti, un "governo tecnico", e nell'articolo 24 della sua legge "per salvare l'Italia" c'è la cosiddetta "riforma Fornero". Come ai tempi di Quintino Sella, quando, in nome del pareggio di bilancio, furono i poveri cristi a pagare il lusso dei possidenti subendo la tassa sul macinato, con contorno di fame e pellagra. Mio cugino Daniele, grazie al dottor Monti e alla professoressa Fornero, grazie a PD, CDL, UDC, Futuro e Libertà, deve aspettare ancora due anni per poter riscuotere la pensione; nel frattempo è senza lavoro e senza reddito, senza soldi e senza prospettive. Se io lo prendessi in casa con me e se non ci fosse altro mezzo per garantirgli un minimo di sicurezza, non avrei nessun problema - se lui fosse d'accordo - a regolarizzare la convivenza (cioè la coabitazione) sposandolo civilmente. Tu mi negheresti il diritto a percepire per lui gli assegni familiari? o pretenderesti di sapere se io e mio cugino dormiamo nella stessa stanza? e non ti sentiresti un pochino ipocrita, come Berlusconi Casini e Fini in quella famosa marcia sulla Famiglia? Erano, i boss, impegnatissimi a rompere le scatole a chi di famiglie ne ha una sola, o nemmeno una, loro che di famiglie ne hanno almeno due o tre, più le mogli degli altri... Loro, pieni di privilegi e di harem, moralisti e costruttori di esodati.
In queste cose, caro Lorenzo, se vogliamo essere rispettosi dei diritti degli altri bisogna che noi mettiamo da parte la nostra posizione di privilegiati, e ci mettiamo nei panni di chi privilegiato non è, ma è, come tutti noi, cittadino italiano e membro della nostra comunità.
Bisogna che tutti noi ci muoviamo senza ipocrisie e con un po' di umiltà.
Ripensaci, Sindaco.
Ad maiora!

Carlo D'Adamo