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Cultura

Dall'Università di Bologna ai fronti della Spagna

L'ebreo ungherese Felkai si laureò in medicina a Bologna, aderì al partito comunista e andò a combattere in Spagna. Ritornò a Bologna nel '70 in rappresentanza dell'Ungheria.

LUIGI PASELLI
martedì 18 ottobre 2016 17:04

Il medico ungherese Dioniso Felkai
Il medico ungherese Dioniso Felkai

Nel 1937 l'Università di Bologna sfornò 427 laureati in Medicina e Chirurgia; fra i medici stranieri i più numerosi (1 donna e 20 uomini) furono gli ungheresi, in gran parte ebrei, ai quali il governo fascista dell'ammiraglio Horthy imponeva il numero chiuso nell'accesso alle facoltà universitarie. Fra di essi Dionisio (Dénes) Fried, cognome che cambierà più tardi in Felkai accompagnandolo per tutta la vita, discusse una tesi dal titolo "Le onde corte nella cura delle malattie nervose e mentali", con un relatore di cui ignoriamo il nome, ma che speriamo non fosse Arturo Donaggio, direttore della Clinica, convinto antisemita e firmatario l'anno seguente del Manifesto della razza. Poco noto in patria, sconosciuto in Italia, Felkai fu il solo medico neolaureato che si recò a combattere in Spagna direttamente dal nostro paese, nonché l'unico dei venticinque sanitari antifascisti suoi connazionali che scrisse una autobiografia, "Mozgalmas élet" (Vita frenetica), pubblicata pochi anni prima della sua morte.

Dénes Felkai nacque a Budapest nel 1913 in una famiglia di modeste condizioni economiche; nel 1931 conseguì la maturità e in settembre - con il sostegno finanziario di amici - giunse a Bologna e iniziò gli studi di Medicina, che gli assorbivano una dozzina di ore al giorno per la difficoltà della materia e l'apprendimento della nostra lingua. Studiava con profitto e guadagnava qualche soldo con turni di guardia in una clinica privata, ma naturalmente trovava anche il tempo per divertirsi con gli altri studenti. Gli ultimi anni del suo soggiorno li trascorse in una camera d'affitto in via Castiglione 92, ospite di una famiglia che aveva una figlia giovane e con la quale allacciò un idillio platonico. Trascorreva a Budapest i mesi estivi e in quel periodo lasciò la militanza nel partito socialdemocratico, legalmente riconosciuto, per entrare nel partito comunista clandestino, ai cui funzionari confessò il suo desiderio di combattere in Spagna, dopo la rivolta dei generali di destra del 18 luglio 1936.

A fine giugno del 1937 discusse la tesi e munito delle credenziali del Partito, che era in contatto con la centrale degli arruolamenti in Spagna situata a Parigi, lasciò Bologna per la Francia. All'epoca il passaggio della frontiera iberica era complicato, ma attraverso l'intervento del partito comunista francese l'ambasciata della Repubblica iberica gli rilasciò un passaporto a nome di Dionisio Esteban Friego, mentre il Comitato di aiuto antifascista al popolo spagnolo lo munì di una lettera di raccomandazione per le autorità di Barcellona e di.un microscopio! Superata la frontiera, all'inizio del settembre 1937, l'aviazione nazionalista diede il benvenuto al treno con un mitragliamento che non ebbe conseguenze, ma che lo fece bruscamente entrare nell'atmosfera bellica. Nella capitale catalana restò soltanto due giorni, che gli bastarono per rendersi conto del pesante clima politico seguito alla rivolta anarchica del precedente mese di maggio, poi raggiunse la base delle Brigate internazionali ad Albacete, dove la sua conoscenza dell'italiano lo fece assegnare al 4° battaglione della 12esima brigata "Garibaldi", con il grado di tenente medico. Nel gennaio 1938 contrasse il tifo e venne ricoverato nel centro medico di Benicassim, in cui si trovavano numerosi commilitoni ungheresi, però l'offensiva scatenata dai franchisti in Aragona, nel marzo del 1938, impose il richiamo al fronte di tutti i feriti in grado di impugnare un'arma. Nella Sanità della 45esima Divisione lavorò nell'ospedale di Caspe e il mese seguente venne trasferito a Cambrils (Tarragona) nell'ospedale del 5° Corpo d'armata comandato dal mitico Lister, responsabile del reparto di medicina interna e.unico medico, dove si legò sentimentalmente ad una infermiera spagnola. Alla fine di settembre il governo repubblicano ordinò il ritiro dei combattenti stranieri e il Partito lo mandò nel centro di raccolta di Palafrugell (Catalogna) in attesa di un impossibile rimpatrio. Il 26 gennaio 1939 le truppe nazionaliste occuparono Barcellona continuando la loro inarrestabile avanzata verso la frontiera e il 9 febbraio seguente Felkai venne rinchiuso nel campo di concentramento francese di Argèles-sur-Mer, dove salutò per l'ultima volta la sua fidanzata.

Quando nel 1940 i tedeschi invasero la Francia deportarono in Germania molti prigionieri dei campi, per destinarli ai lavori forzati sul fronte dell'Est; nel 1943 Felkai riuscì ad evadere e riparò nell'Unione Sovietica. Due anni più tardi era comandante dell'Accademia militare Petofi; dal 1957 al 1962 lavorò come funzionario nel ministero degli Esteri e dal 1963 in quello della Sanità. Le scosse che provocò nel mondo comunista il XX Congresso del Psuc portarono alla rivolta ungherese del 1956, nella quale ebbero una parte di rilievo reduci della guerra civile spagnola. Nel giorno in cui scoppiò, Felkai stava intrattenendo le delegazioni che erano giunte in Ungheria per le celebrazioni del XX anniversario della costituzione delle Brigate internazionali; i commilitoni di un tempo si trovarono su opposte barricate ed egli, fedele al governo in carica, non esitò ad ordinare il fuoco contro i compagni di un tempo. La sorte gli offrì di rivedere per la seconda e ultima volta la città in cui aveva trascorso anni indimenticabili della sua giovinezza. Il ministero della Sanità si accingeva a varare un ambizioso programma per l'assistenza agli anziani e nell'autunno del 1970 lo mandò a Bologna, a capo di una ristretta rappresentanza, per visitare il Giovanni XXIII, fiore all'occhiello dell'amministrazione di Renato Zangheri che stava facendo della città un modello nella crescita del welfare. Egli percorse con nostalgia le strade del ricordo spingendosi fino a via Castiglione 92, dove non c'era più traccia della famiglia che l'aveva ospitato.
Dénes Felkai si spense a Budapest nel 1985 in tempo per non assistere al crollo dell'ideologia per la quale si era battuto e per non soffrire il ritorno nella sua patria di una becera destra antisemita.