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Welfare

L'opera del Sav: come accogliere una nuova vita

L'associazione nel 2015 a Galliera ha seguito 143 nuclei familiari, 51 gravidanze ed è la "zia" di 43 neonati. Aiuta chi è in difficoltà ad accogliere una nuova vita.

GIACOMO TREPPO
mercoledì 12 ottobre 2016 19:00

Giuliana è una donna sposata con due figli adulti, ma quando me la trovo davanti non riesco a fare a meno di pensarla più giovane. Nel suo portamento nobile e composto, la sua presenza spicca. I suoi occhi sono profondi, testimoniano una forza che emerge nella mezzora in cui parliamo. Dopo un'iniziale, normalissimo imbarazzo, il ghiaccio si scioglie e racconta aneddoti e impressioni. Sempre però con un rispetto massimo per la privacy degli interessati. Si capisce che potrebbe dire di più, ma il suo riserbo è dovuto dal tipo di attività che svolge l'associazione. Giuliana si adopera in volontariato per il Servizio Accoglienza alla Vita, il SAV di Galliera. E' la referente di San Giorgio di Piano ed è nella segreteria parrocchiale che la incontro un lunedì pomeriggio di fine settembre, estate che non vuole lasciar posto all'autunno. Il SAV è un'associazione onlus che si occupa, come già spiega il nome, di difesa della vita vita. In particolare della vita nuova che sta per nascere, aiutando le giovani madri che più sono nel bisogno, in modo che possano avere un'alternativa all'aborto.

Storia del Sav

Questa opera di volontariato è nata, trent'anni fa, grazie anche all'opera illuminata di Don Francesco parroco di Funo, nel vicariato di Galliera che in quel momento comprendeva 33 parrocchie dislocate in 9 comuni. L'associazione ha un proprio Consiglio Direttivo che si riunisce periodicamente per le opportune decisioni, ha 17 referenti, un'assistente sociale e qualche medico ginecologo che aiuta l'associazione, sempre sotto forma di volontariato. Ci tengo a dire la mia, per presentarmi e spiegare che tipo di articolo voglio scrivere. Penso che la legge 194, quella che legittimava l'aborto, sia stata una grande conquista per le donne, se fosse stata applicata nella sua totalità. Ma alle parole sulla carta non è seguita nessuna struttura, nessuna azione significativa. Anzi, si è venuta a creare un impasse dove lo Stato non ha attuato a pieno la legge per aiutare chi potrebbe voler far nascere un figlio, ma d'altra parte basta che in un ospedale i medici siano obiettori di coscienza perché la donna non possa, di fatto, decidere liberamente. Tenere un bambino può rivelarsi difficile per chi non ha nessuno alle spalle, specialmente se la famiglia non aiuta. La legge si proponeva di rimuovere le cause che portano ad abortire, ma nella realtà dei fatti ci sono ancora molte difficoltà.

L'opera del Sav

Io scrivo un diario e sono più interessato alle storie di sudore e lacrime, di gioia e risate delle volontarie, quasi tutte donne. E' il lato umano che parla del bene che si fa.
Giuliana mi racconta che la scelta dell'aborto non ha una ragione unica alla sua base: "A volte il rifiuto della vita può dipendere anche da motivazioni apparentemente futili, ma non sempre ci è dato conoscere i drammi che potrebbero essere alla base di questa scelta."
Il Sav segue sia utenti italiane che straniere. Nel 2015 l'assistente sociale ha incontrato 143 nuclei familiari, ha seguito 51 gravidanze e l'associazione è diventata la "prima zia" di 43 bambini. Alcune di queste quarantatre vite, altrimenti, non sarebbero esistite.
Mi piace parlare con questa signora che è interrotta ogni cinque minuti dal telefono o da qualcuno che la cerca. Squilla il cellulare, dopo dovrà andare in farmacia a prendere delle medicine per una neo mamma. Non c'erano, andavano prenotate e forse sono arrivate.

La privacy sulle mamme seguite è assoluta

Chi si rivolge a questa associazione deve avere la piena certezza di potersi confidare in libertà. Avrei voluto chiederle se potevo incontrare una ragazza che ha deciso di tenere il proprio figlio, ma capisco che non devo andare oltre. Per aiutare le ragazze e le donne che si rivolgono all'associazione o che vengono segnalate ci si avvale di una figura qualificata. Il compito del SAV è talmente delicato che c'era bisogno di una professionista e così si è deciso di investire le entrate annue (che superano di poco i 45.000 euro) nel pagamento di un'assistente sociale. E' lei che decide il modo di intervenire nelle diverse situazioni, che coordina spesso le attività. Mi racconta di una madre che viveva una situazione famigliare delicata: "Rimasta incinta voleva abortire. L'assistente la ha messa in contatto con una famiglia che si rende disponibile ad un aiuto. Tramite la conoscenza di una situazione famigliare diversa, tramite la consapevolezza del poter avere un aiuto, questa donna ha deciso di far nascere suo figlio. Semplicemente, ha visto un altro mondo rispetto a quello che viveva. Ha visto che poteva dare una vita diversa ai propri figli."
Ancora, a volte le ragazze vengono segnalate dal parroco, da suore laiche, altre volte da qualche ginecologa che conosce l'associazione. Alla donna viene prospettata la possibilità di farsi aiutare dall'associazione e solo se lei dà l'assenso allora si interviene. Il tutto nel massimo rispetto. "Nessuno può permettersi di rapportarsi a una donna incinta se quest'ultima non vuole. Noi seguiamo chi ha un dubbio, chi sente in cuor suo che forse sta prendendo la scelta sbagliata e decide di rivolgersi a noi."

Il SAV non dà solo un supporto psicologico

Oltre a seguire le ragazze che decidono di tenere il nascituro, l'associazione cerca di aiutare economicamente la famiglia anche dopo la nascita. Hanno un magazzino o due, ma non aspettatevi capannoni o chissà che. Semplici garage o un appartamento senza luce ne acqua concesso in uso temporaneo dal comune di San Giorgio di Piano, dove vengono tenuti vestiti, passeggini, culle e quant'altro possa servire ai bambini, fino ai 14 anni. Non accettano vestiti logori o troppo vecchi, perché "la vita ha una dignità che va rispettata". Avrebbero bisogno di più posto, ma come al solito, quando si parla di volontariato si fa con quello che si ha.
Oltre agli aiuti materiali ci sono, in determinate situazioni, anche aiuti economici. O con il Progetto Vita (una specie di adozione a distanza, sempre con la regola della privacy sopra riportata, chi dona non incontrerà mai chi è aiutata) o con il Progetto Gemma di Milano, che elargisce a una famiglia 180 euro al mese per i primi 18 mesi del bambino; oppure in proprio, secondo le possibilità.
Il SAV compila un bilancio, perché ogni attività umana ha a che fare con risorse e spese. Tutto è trasparente, perché quando qualcosa nasce dal sottobosco della società è limpido, non ha bisogno di segreti. I segreti che queste donne e questi uomini si portano dentro sono il sorriso di donne che mettono al mondo dei bambini, e magari anche i primi passi di quei nascituri che altrimenti non avrebbero mai visto la luce del sole, un campo d'erba o un'altalena sulla quale "volare".

Come aiutare il SAV

Chiunque sia interessato a saperne di più sulla struttura e sulle attività ufficiali può consultare il sito del SAV.
Scoprirà quante manifestazioni finanziano l'associazione: una volta all'anno si tiene uno spettacolo teatrale a San Pietro in Casale e l'incasso viene devoluto alle madri e ai loro figli; tante famiglie decidono di devolvere somme in casi di battesimi, matrimoni o lasciti: vita che riconosce la vita.
Il Sav Galliera risponde allo 051/89.31.02 ed ha un conto corrente postale dove fare donazioni e beneficienza: C/c postale 20433405. Potete fare un bonifico sul conto corrente di Emilbanca all'IBAN IT 11 F 07072 37050 009000016442. Le donazioni sono detraibili. Come tutte le associazioni ONLUS potete dare loro il 5 per mille: il codice fiscale è 92012650377. Oppure, non sempre servono i soldi, potete dare loro qualche vestito dismesso, ma mi raccomando, pienamente utilizzabile; oppure una culla o una carrozzina, un lettino, un gioco per bambini piccoli. A volte le case ne sono piene...

Ora è tardi, anche se fuori fa ancora caldo. Giuliana deve andare in farmacia a controllare se è arrivato un unguento particolare. La saluto con un sorriso, le stringo la mano ed esco nella piazza di San Giorgio, dove mamme fanno chiacchiere fra loro mentre i figli di divertono a rincorrersi.