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Cultura

Il tango bolognese del teorico della Falange

Il ricordo di Juan Beneyto Pérez ai primi del Novecento nel Collegio di Spagna di Bologna e la creazione di quel tango per la sua musa che poi divenne moglie di Giuseppe Beretta.

LUIGI PASELLI
mercoledì 20 luglio 2016 15:35

Nella foto sopra i coniugi Beretta, nella foto sotto Juan Beneyto Pérez
Nella foto sopra i coniugi Beretta, nella foto sotto Juan Beneyto Pérez

Alcuni degli studenti che furono ospiti del Collegio di Spagna a Bologna nella prima metà del Novecento hanno pubblicato ricordi del soggiorno nella nostra città. Nella sua brevità uno dei più ameni è quello di Juan Beneyto Pérez, che uscì postumo nel 1999 sull'annuario di storia del Diritto spagnolo. Figura di spicco tra le future eminenze grigie del franchismo e quasi ignorato dai biografi del regime, Beneyto nacque a Villajoyosa (Alicante) il 27 agosto 1907. Fresco della laurea ottenuta all'università di Valencia, vinse una borsa di studio per il Collegio di Spagna e nel 1928 giunse a Bologna per conseguire il dottorato. Malgrado la giovane età, Juan Beneyto Pérez poteva vantare un'eccellente cultura; nel 1927 aveva pubblicato a Madrid il suo primo libro, Sui mezzi di cultura durante il regno di Filippo II, con prefazione dello storico e politico liberal-conservatore Gabriel Maura Gamazo.

Un posto di rilievo nel ricordo della sua permanenza a Bologna Beneyto lo riserva agli insegnanti dell'università, primo fra tutti Pier Silverio Leicht - relatore della sua tesi - di cui fu ospite a Roma in numerose occasioni. Ma rivolge un grato pensiero anche a Federico Flora, "grande amico degli spagnoli"; ad Antonio Cicu, a Umberto Borsi e a Giovanni Tassinari, che gli aveva dato articoli suoi da pubblicare su riviste spagnole; e ad altri con i quali ebbe contatti. Naturalmente il tempo dedicato allo studio non impediva ai collegiali di fare vita mondana, facilitati in questo dall'accoglienza che offriva loro la Bologna bene e che favoriva lo sbocciare di flirt. Racconta Beneyto che il suo collega Juan San José Cámara, compositore dilettante di Bilbao, gli domandò il testo per un tango da dedicare ad una comune amica - Maria Luisa Carnacini, una delle tre figlie dell'avvocato Luigi - presso la cui casa di campagna, a Casalecchio di Reno, entrambi si recavano per giocare a tennis. Il tango, intitolato "Recuerdo", pubblicato con tanto di copyright dall'editore Bongiovanni di Bologna, presentava una vistosa copertina a colori opera di un giovane pittore catalano, Carmelo Davalillo Artigas, che all'epoca eseguiva le decorazioni murali nell'impegnativa opera di restauro del Collegio di Spagna intrapresa dal rettore Manuel Carrasco y Reyes. Non ci pronunciamo sulla qualità della musica composta da Càmara, ma ci sembra di poter affermare onestamente che il testo scritto da Beneyto non spicca per originalità:

Fanciulla dalla veste scarlatta / Dalla voce d'argento / Che mi fece innamorare / Bella Fanciulla bruna / Dal sembiante moresco / La cui bocca è tesoro / Di baci e illusione./ Dicembre vecchio / E sera deliziosa / Che al sussurro / Del fiume non ammirai. / Felici sere tristi / Bella Fanciulla bruna / Quando senza pena / Un altro amore scordai. / Volarono i mesi / Passarono i giorni / Mentre insieme / Sognavamo letizia / E nella campagna dorata / Per incanto d'azzurro / Il cielo si è strappato / Come un pezzo di tulle. / Volarono i mesi / Il sogno obliato / Di un cuore smarrito.folle.innamorato./ Finì nella penombra / Dove muore l'amore / E soltanto il RICORDO / Della Fanciulla restò.

"Volarono i mesi" anche per i due amici collegiali, e giunse la fine del soggiorno a Bologna. Nel luglio 1929 conseguirono il dottorato con lode e l'anno seguente la tesi di Beneyto si aggiudicò il premio Vittorio Emanuele II. Non conosciamo il percorso esistenziale di Juan San José Cámara, mentre il suo compagno di studi svolse una brillante carriera accademica contrassegnata fin dall'inizio da uno spiccato orientamento fascista. Nel 1934 pubblicò il libro "Nazionalsocialismo" e l'anno seguente fu tra i fondatori del quotidiano falangista "Arriba"; allo scoppio della guerra civile si schierò con Franco stabilendosi a San Sebastian, dove diresse la rivista "Valencia"; nel 1938 fu nominato segretario dell'associazione italo-spagnola "Cardinale Albornoz", costituita da ex collegiali di Bologna, mediante la quale diffuse in Spagna il credo fascista del nostro Arrigo Solmi. Durante la seconda guerra mondiale, quando le sorti della guerra arrisero agli alleati, le sue idee politiche si orientarono verso uno sfumato liberalismo, e il Nostro si impegnò per distinguere le peculiarità del falangismo rispetto alle altre ideologie fasciste, giungendo fino al punto di ridefinire "democrazia organica" il regime di Franco.

La "bella fanciulla bruna / dal sembiante moresco" il 12 aprile 1934, giorno del suo ventiduesimo compleanno, sposava Pier Giuseppe Beretta, titolare della famosa fabbrica di armi di Gardone Valtrompia, maggiore di lei di sei anni, che nel 1932 si era laureato a Bologna in chimica industriale. La foto degli sposi nel giorno del matrimonio è riprodotta nello stupendo volume di Robert Wilson, Il mondo Beretta, del 1991. La vita felice di Maria Luisa fu stroncata nel dicembre 1967 da una malattia incurabile. Il marito le sopravvisse di oltre un quarto di secolo, perpetuando il suo ricordo con la "Fondazione Beretta per lo studio e la cura dei tumori" che porta il suo nome ed è presieduta dalla seconda moglie.