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Globalist:
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lunedì 8 febbraio 2016 18:55
Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.
 
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Ambiente

Ex Razzaboni, a Persiceto l'intera multa di 800mila euro dall'Europa?

Se la Regione avrà ragione, il futuro sindaco di Persiceto dovrà restituire allo Stato circa 800mila euro per la multa dell'Europa per la tardiva bonifica della ex Razzaboni

La redazione
martedì 31 maggio 2016 15:00

L'area Mise, sotto il telone verde, con il cumulo di terra con sostanze inquinate
L'area Mise, sotto il telone verde, con il cumulo di terra con sostanze inquinate

Chi paga la multa alla Corte di Giustizia della Unione Europea per non aver bonificato in tempo utile la discarica abusiva ex Razzaboni?
Chiunque vincerà le elezioni e governerà Persiceto si troverà sulla testa la spada di Damocle della multa da pagare per la mancata bonifica della discarica abusiva ex Razzaboni.
E' una vicenda complessa, in cui sembra proprio che il cerino acceso rimarrà in mano al futuro sindaco di San Giovanni che prima ancora di insediarsi ha una scadenza precisa: entro il 4 luglio devono essere restituiti quasi 800 mila euro al Ministero. Ma chi paga?
Per l'esattezza sono 776.017,10 euro, che il Ministero dell'Economia e della Finanze ha già consegnato all'Europa e di cui ora chiede la restituzione a Regione Emilia-Romagna e al Comune di Persiceto, perché responsabili in solido, cioè significa che se ne devono far carico entrambi.

La Regione molla il Comune di Persiceto

Ma la Regione non ci sta. Con lettera del 16 maggio 2016, a firma del Presidente Stefano Bonaccini, contesta ogni responsabilità e quindi anche la sussistenza dei presupposti per l'esercizio di una azione di rivalsa del Ministero nei suoi confronti. In pratica ha scaricato tutta la responsabilità sul Comune di Persiceto sostenendo che non vi siano gli estremi per giungere ad un'intesa con il Comune sulle modalità di reintegro.
Non sappiamo se davvero la Regione E-R, che si è affidata alle vie legali, non abbia alcuna responsabilità sulla infrazione da pagare alla Corte di Giustizia europea. Resta il fatto inconfutabile che la Regione vanta un primato poco invidiabile: è l'unica in Italia (insieme alla Sicilia) a non aver predisposto un Piano dei siti da bonificare.
D'altro canto il Comune ha espropriato solo parte dell'area Razzaboni, perché la zona Mise, il cumulo sotto il telone verde è ancora di proprietà di Luca Razzaboni.
Inoltre l'esproprio è avvenuto con molto ritardo, cioè con determina del Comune del 30 giugno 2014, dopo più di 14 anni dall'inizio della vicenda giudiziaria avviata dal Corpo Forestale che scoprì in via Samoggia 26 una discarica abusiva con 16mila tonnellate di sostanze nocive. In realtà, scavando nel terreno durante i lavori di bonifica, sono state trovate altre 20mile tonnellate di sostanze pericolose, per un totale di 36mila tonnellate di terra avvelenata.

Ma quando finiscono i lavori di bonifica alla discarica ex Razzaboni?

La data di fine lavori era stata stabilita per il 15 maggio (dopo altre due proroghe perché doveva essere conclusa a fine 2015), ma dal Comune di Persiceto è stata chiesta una ulteriore proroga a data da definirsi, a causa del rallentamento dei lavori per le cattive condizioni metereologiche. Quindi ufficialmente i lavori non sono ancora finiti.
L'Arpa invece il 14 maggio ha presentato una relazione sostenendo che i lavori sono finiti e che ora è tutto bonificato e non c'è più pericolo per la salute dell'uomo e dell'ambiente.
E l'area Mise, che è ancora lì con i veleni che scolano in falda?
E l'esito dell'Analisi di rischio che definisce l'area ex Razzaboni a rischio cancro non accettabile per i residenti, come messo in luce nella interrogazione di Silvia Piccinini, portavoce in Regione del Movimento 5 Stelle?
La bonifica è ultimata oppure no? E' evidente che non è ultimata, e che NOI cittadini, in un modo o nell'altro, dovremo pagare gli incommensurabili danni fatti da Luca Razzaboni, un signore che gode di grande prestigio nell'ambiente della Confindustria modenese.
Cosa deciderà l'Europa? Molto probabilmente non potrà che confermare le sue decisioni.
Insomma più di un dubbio sorge spontaneo: non è che si sta cercando di evitare di pagare altre multe all'Europa, sostenendo che non ci sono più fonti di inquinamento? Perché se passasse questa linea, di nuovo ad essere presi in giro saremmo noi cittadini, che comunque pagheremo, in termini di salute, di soldi e di democrazia lo scempio del territorio.