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lunedì 8 febbraio 2016 18:55
Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.
 
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Cultura

Edvar Thaler, alla ricerca delle proprie radici in Bicocca Square

A Persiceto presentazione del libro di Guido Arturo Tedeschi "Bicocca Square" domenica 29 maggio ore 17 presso l'associazione culturale L'ATELIER, via Tassinara 36/A

CARLO D'ADAMO
sabato 28 maggio 2016 10:13

Alberto Cavaglion, Carlo D'Adamo e Liliana Gandus presentano il libro Bicocca Square di Guido Arturo Tedeschi all'Atelier (via Tassinara 36) a Persiceto. Appuntamento domenica 39 maggio alle ore 17. In contemporanea si può ammirare la mostra di Angelo Tozzi.

Anche in questo suo quarto romanzo Guido Arturo Tedeschi si interroga sugli esiti infelici del nostro presente e sulle prospettive incerte del futuro, mettendosi nei panni di un anziano disilluso e in crisi affettiva che rientra alla Bicocca dopo tanti anni. Autobiografia trasfigurata e storia di Edvar Thaler si intrecciano e si sovrappongono. Edvar, figlio di un austriaco e di una slovena, vissuto a Trieste, a Milano e a Stoccolma, strapiantato ovunque, riannoda alla Bicocca la propria senilità alla propria adolescenza, e mette finalmente le sue radici.
Se Guido Arturo Tedeschi scrive questo romanzo quasi autobiografico, è perché sempre c'è questo rapporto frastagliato, complesso e stratificato fra l'autore e i suoi personaggi, ai quali vengono distribuite le parti per rendere più chiari e dicibili impulsi e pensieri che nella coscienza sono magmatici e confusi. Da questo punto di vista, l'elaborazione del testo è un'operazione terapeutica, in tutti i sensi.
Lo è in quanto nelle progressive stesure alla ricerca delle parole più appropriate, l'autore perfeziona la propria capacità di autoanalisi e può conseguire una maggiore consapevolezza di sé. Lo è in quanto permette di spartire equamente premi e pene, facendo morire i personaggi malvagi e premiando i buoni, per ristabilire una giustizia che nel mondo non esiste. Lo è in quanto costituisce una forma di igiene mentale, perché preserva chi scrive dal ruolo passivo in cui lo riduce l'industria dell'informazione, manipolatrice della pubblica opinione e formatrice della falsa coscienza di tutti noi.
Nel caso di Guido Arturo Tedeschi, la scrittura è un'operazione terapeutica anche perché serve a debellare il male, distraendo la mente dalla malattia che lo coglie trent'anni fa insinuandosi subdolamente nel suo organismo. Viaggiare con la mente, immaginare scenari futuri, scrivere racconti nei quali la propria esperienza individuale è il filtro che permette di riflettere sulla nostra storia collettiva serve a non concentrarsi sul peggio, ma a lanciare lo sguardo oltre il quartiere, oltre la propria città, oltre il confine. Viaggiare idealmente permette di ingannare l'attesa, riempiendola di progetti, e distrae la mente dalla malattia, sia dalla nostra che da quella della nostra società. Infatti il mondo intero è malato, come dice, con spaventosa chiaroveggenza, Italo Svevo, l'autore prediletto da Tedeschi, nelle pagine finali della Coscienza di Zeno. Non c'è salvezza, dunque? Forse..