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Politica

"Chi è partigiano deve dire NO all'Italicum"

L'ANPI aderisce ai Comitati Referendari per dire NO alle modifiche Costituzionali e SI all'abrogazione dell'Italicum. Questa decisione vincola tutti gli iscritti.

ADOLFO ROFFI
domenica 20 marzo 2016 13:36

Intervento di Adolfo Roffi al Congresso A.N.P.I. di Calderara Febbraio 2016

I congressi che in questi giorni ci accingiamo a svolgere, come quelli che già sono terminati, vedranno compiersi, quasi dappertutto, il passaggio generazionale da un partigiano a un antifascista.
Il testimone passa da chi era protagonista degli eventi, a noi che abbiamo conoscenza della nostra e della loro storia. Nell'accettare il testimone ci facciamo carico di far vivere ancora, attraverso la nostra voce e le nostre azioni, la memoria e gli insegnamenti dei Padri della nostra Democrazia.
Avvertiamo appieno la responsabilità della nostra militanza. Daremo continuità all'opera di chi ci ha preceduto dovendo anche rispondere alle dinamiche di una realtà in continua evoluzione. Avvertiamo anche l'orgoglio di appartenere a un'associazione che, nata nel 1944 per dare sostegno e organizzare le formazioni dei Partigiani combattenti, ha poi identificato nella lettera e nello spirito della Costituzione il proprio testamento politico, la propria ragione di esistere. Certo non si sarebbe mai pensato che settanta anni dopo ci saremmo trovati zone di guerra vicino anche a casa nostra: lungo le coste del mediterraneo, poi all'interno dell'Africa e in estremo oriente. In Ucraina c'è una situazione esplosiva che potrebbe degenerare in un conflitto dalle dimensioni non prevedibili, guerra in Iraq e Afghanistan, la questione Palestinese ancora senza soluzione.
Guerra in Siria dove la rivolta contro il regime di Assad, inizialmente appoggiata dall'Europa e dai paesi confinanti, ha ora il connotato di guerra di religione, guidata da fondamentalisti folli che con la stessa ferocia mozzano teste o con i bulldozer abbattono monumenti. E' sorto, con la forza delle armi, uno stato fondamentalista islamico, ISIS, guidato da un leader religioso.
Nemmeno di fronte a questa minaccia si è trovata una strategia comune. La Russia con Assad combatte l'ISIS, la Turchia si dice contro il fanatismo islamico, ma da sempre è contro la Siria e bombarda i Curdi che combattono L'ISIS. L'Arabia, che in passato finanziava Bin Laden, ha sue mire e mantiene rapporti con l'ISIS. La Francia ferita nell'orgoglio agisce sola, e anche l'America è presente, incerta se combattere Assad prima dell'ISIS o combattere l'uno senza appoggiare l'altro.
Ogni stato si muove individualmente cercando nel torbido di una situazione drammatica qualche vantaggio per sé. L'ISIS è forte perché in pochi la combattono e non per tutti rappresenta il pericolo maggiore. Stati che ufficialmente le sono contro, nascostamente comprano a poco prezzo il petrolio di cui l'ISIS dispone occupando parte dei territori di Siria e Iraq, o fanno altro genere di affari: vendita di armi o acquisto di reperti archeologici.

L'ONU senza poteri fa appelli che sono parole al vento

Sono le diseguaglianze, la mancanza di prospettive, il permanere di sacche di povertà ed emarginazione, non solo nei paesi più arretrati ma anche nei paesi a democrazia consolidata a formare un grumo livido di frustrazione e di rancore che alimenta le frange terroristiche e dove trovano terreno fertile le posizioni più estremiste.
L'ONU dei popoli è tutta da costruire. Le guerre, tutte le guerre, fatta eccezione per quelle di liberazione condotte dai popoli che combattono un invasore o che si emancipano da una dittatura, peggiorano sempre i mali cui dicono di voler porre rimedio. Quando un paese invade militarmente un altro paese, non lo fa per esportare la democrazia. La democrazia non si esporta, ma come una pianticella va curata giorno dopo giorno affinché si radichi e diventi pianta vigorosa. Chi invade lo fa per imporre con la forza delle armi equilibri politici ed economici a lui favorevoli, in spregio alle elementari regole della democrazia. Basti pensare ai risultati ottenuti dai nostri menzogneri tentativi di "esportare la democrazia" in Afghanistan, Iraq, Libia, giusto per citare i più recenti.
Operazioni di potere cui la parola "democrazia" non può fare da paravento. Anche l'Europa di Altiero Spinelli è ancora da costruire. Nel governo ungherese e in quello ucraino sono presenti forze naziste, le elezioni in Polonia hanno portato al governo una destra fascistoide, in Grecia ha inaspettatamente raccolto molti consensi la formazione di estrema destra "Alba Dorata" e in Francia la destra è forte come mai prima d'ora. Anche in Italia abbiamo raduni di organizzazioni che si richiamano nella gestualità e nei contenuti al fascismo e sono in collegamento con analoghe organizzazioni europee.
La Storia sembra non insegnare nulla, dalla Francia che ha aperto l'Europa all'illuminismo, siamo ritornati all'Europa nazista dei muri e del filo spinato. La migrazione, di proporzioni bibliche, continuerà, non saranno le barriere a fermarla. Cosa mai può temere chi non ha nulla da perdere e si mette in viaggio, un viaggio che può durare anche molti mesi, talvolta oltre un anno, sapendo già fin dalla partenza di giocarsi la vita. Fuggono dalla guerra o dalla fame, cercano una speranza di vita che a casa loro gli è stata tolta.
Ogni individuo ha il diritto inalienabile alla vita e di andare dove si mangia. Occorre una risposta collettiva, nessun paese singolarmente preso può far fronte a queste migrazioni bibliche. L'Europa della moneta unica deve diventare l'Europa dei popoli. Alla politica spetta il compito di governare e indicare le scelte economiche, le priorità, non al contrario soggiacere alle leggi del mercato.
La Società di Rating Morgan ha suggerito per l'eurozona l'abolizione di tutte le Costituzioni Antifasciste poiché con le loro garanzie democratiche impediscono la piena integrazione a un modello capitalista universale, in cui pochissimi a proprio vantaggio decidono tutto e per tutti.

Siamo a un bivio

L'Europa deciderà di diventare grande, in altre parole i singoli paesi dovranno rinunciare a generose porzioni della propria sovranità, e in tal caso l'Europa non solo saprà affrontare il tema delle migrazioni, accogliendo e respingendo chi non ha titoli per entrare, ma si porrà alla guida della politica e dell'economica nel mondo. Ci sono tutte le condizioni perché ciò avvenga, ma se al contrario rinuncerà a questo ruolo, impedita da nazionalismi miopi e suicidi, sarà marginale in ogni campo.
In Italia il berlusconismo ha rappresentato uno scadimento di valori morali che si sono radicati in modo trasversale nel tessuto sociale del paese. Poco rispetto delle regole e costante ricerca di un tornaconto personale, la politica vista come opportunità per fare guadagni e centro di potere per garantirsi l'impunità anche delinquendo. Come reazione c'è un aumento esponenzialmente dell'astensionismo, (Bonaccini eletto con il 16% di voti), astensionismo che penalizza il centro moderato, ma al contrario porta consensi alla destra razzista e xenofoba rappresentata dalla Lega, la quale non a caso divide volentieri la piazza con "Ordine Nuovo", "Casa Pound" e tiene stretti rapporti con i fascisti francesi della signora Le Pen. A questi disvalori non siamo riusciti a contrapporre i valori della nostra Costituzione. La nostra voce non ha avuto molti ascolti. Costatiamo con amarezza che, pur non essendo più Berlusconi al governo, c'è stata una continuità di vedute nel ritenere la Costituzione un impedimento all'agire di chi governa.
Anzi ora al governo l'hanno presa di petto, vogliono cambiarla la Costituzione e si propongono di farlo sulla base di considerazioni che si riducono a meri slogan: per governare bene, per snellire i lavori del Parlamento, perché è vecchia, per ridurre le spese.

Quante bugie e quanta superficialità

Le istituzioni democratiche funzionano bene quando sono incarnate da un ceto politico onesto e competente. Oggi i partiti non selezionano più il ceto politico in base all'onestà e alla competenza, quindi le istituzioni non funzionano bene.
L'ovvia soluzione al problema sarebbe che i partiti smettessero di essere centri di potere e tornassero a selezionare un ceto politico onesto e competente. Al contrario ci dicono che sono le istituzioni a dover cambiare e in realtà le loro proposte servono ad aumentare il potere delle elit che comandano i partiti a danno dei cittadini.
Prima di parlare di modifiche Costituzionali dobbiamo capire se i problemi del nostro paese siano imputabili, all'asseto istituzionale oppure alla pochezza e disonestà della nostra classe dirigente, non solo i politici e la Pubblica Amministrazione, ma anche l'imprenditoria privata. Consideriamo che il grande avanzamento sociale ed economico degli anni '50-'70 avvenne non solo con le stesse istituzioni di ora, il bicameralismo paritario, ma anche con quella legge elettorale proporzionale che ora tutti disprezzano. La differenza è che allora i partiti mandavano in Parlamento il meglio della società, persone che per le proprie idee erano state in carcere sotto il Fascismo e non gente che in carcere ci dovrebbe andare perché ruba o mal governa come accade oggi. Negli ultimi 20 anni è stato commissariato un comune al mese, non solo al sud, ma anche in Lombardia, in Piemonte, in Liguria. Va anche detto che amministratori onesti sono stati uccisi per aver combattuto la criminalità.

La Costituzione può essere modificata, il bicameralismo paritario può essere superato, l'ANPI non ha mai affermato il contrario, ma il cambio deve avvenire seguendo le procedure, a garanzia di un percorso trasparente che garantisca gli equilibri Costituzionali e con i tempi necessari di riflessione. Chi propone modifiche deve indicare quali sono i problemi da affrontare, a quali articoli della Costituzione questi problemi sono imputabili, e se le modifiche proposte non creano problemi di altro tipo.
I reali problemi dell'Italia sono di ordine politico, culturale ed economico: delinquenza organizzata, mafia, camorra, ndrangheta., disoccupazione, evasione fiscale, scarso senso civico degli italiani, disonestà di alcuni politici, eccessiva burocrazia, basso livello culturale generale, limitata capacità industriale e imprenditoriale, carceri piene, giustizia troppo lenta, sistema ospedaliero e la scuola in serio affanno. Sono questi alcuni tra i veri problemi dell'Italia e non li risolverà nessuna riforma costituzionale. Non è certo colpa della Costituzione se i partiti mettono nei posti chiave delle Istituzioni e della Pubblica Amministrazione raccomandati incapaci o facilmente corruttibili.
La Costituzione italiana ha 68 anni, quella americana 229 e nessuno pensa di modificarla. Eppure sono passati più anni dal 1787 a oggi che non dal 1948 a oggi. Pure la Costituzione tedesca è nata dopo la guerra in condizioni analoghe alle nostre, fine di una dittatura, sconfitta militare, ma nessun tedesco pensa di stravolgerla perché è vecchia.

La Costituzione non ha scadenza anagrafica, la sua età non la dà il tempo

Nella nostra sono raccolti gli ideali e le aspirazioni dell'uomo, pensata e scritta da uomini per gli uomini. I valori che raccoglie non hanno età, ma dobbiamo cercare di avvicinarci ad essi, ed è in questo impegno costante per raggiungerli, di migliorarci sempre che costruiamo una Nazione e dei Cittadini consapevoli capaci di progettare il futuro. Questa è la nostra Costituzione! L'esistenza di due Camere Legislative non è un'anomalia italiana. Le più popolose democrazie del mondo hanno due Camere con eguali poteri legislativi, per cui ciascuna legge, per essere tale deve essere approvata da entrambe le Camere: Stati Uniti, Francia, Giappone, Messico, India, Canada, Brasile, Australia, sono Paesi nei quali la politica è in grado di fare funzionare bene le due Camere senza intoppi e rallentamenti. Perché da noi non funziona? Ma anche a casa nostra quando lo si è voluto l'iter è stato veloce.
La legge Alfano del 25 Agosto del 2008 riguardante "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" passò da entrambe le Camere alla Gazzetta Ufficiale, diventando quindi legge a tutti gli effetti, in soli 20 giorni.

Non vero che si è abolito Senato per fare economia

Se quella del risparmio fosse stata la vera motivazione, un risparmio ben superiore si sarebbe ottenuto riducendo l'indennità dei Parlamentari di un 40%, e ne sarebbe comunque rimasta una quota più che decorosa per svolgere il ruolo di Parlamentare. Operazione a costo zero, risparmio doppio di quello ottenuto cancellando di fatto il Senato.
Perché mai allora si vuole stravolgere la Costituzione senza poter argomentare nulla che lo renda veramente necessario?
Perché è così importante togliere il potere legislativo al Senato al punto da legare le sorti del governo alla riuscita della riforma? Per comprendere tanta pervicacia basta pensare alla legge elettorale, l' ITALICUM, già approvata, pronta a entrare in vigore, in attesa che si compia la riforma istituzionale per diventare un unicum micidiale che darà al partito vincitore delle elezioni, qualunque sia la partecipazione al voto e la dimensione reale del consenso ottenuto, il governo del Paese. Un partito che al primo turno vincesse con il 40% dei voti diventerebbe maggioranza regalandogli Il14% di voti che non ha ottenuto. Se al primo turno non ci fosse un vincitore e si arrivasse al ballottaggio, ed è un'ipotesi assai probabile, la maggioranza del 54% la otterrebbe comunque anche solo con il 20% dei voti, e teoricamente anche con meno. La regola base della democrazia vuole che tutti i voti siano uguali e contino per uno. Una testa un voto questo è lo slogan dei democratici. Concentrare tanto potere sul capo del governo in dispregio alle regole democratiche è una prospettiva che l'ANPI contrasterà fortemente.

L'ANPI aderisce ai Comitati Referendari per dire NO alle modifiche Costituzionali e SI all'abrogazione della Legge Elettorale detta ITALICUM

Questa decisione vincola tutti gli iscritti. Chi ha un'opinione diversa la potrà esprimere con il voto, ma non con iniziative contrastanti con la linea adottata dal massimo organo dirigente. Saremo promotori d'incontri per spiegare i contenuti della riforma proposta e della legge elettorale ITALICUM che a nostro avviso è palesemente anticostituzionale.
La pluralità delle componenti che hanno dato vita alla Resistenza, la laica, la cattolica, la comunista, la liberale, la socialista, tutte avevano in comune l'ANTIFASCISMO. Fu questa caratteristica che fece della nostra Costituzione, l'articolato straordinario qual è. In essa ognuno ha trasfuso il meglio di sé. Questa comune matrice dei Padri Costituenti, si è andata via via attenuando. Prima per ragioni geo politiche, l'Italia entrò nello scacchiere occidentale, e in funzione anticomunista si accettò perfino l'esistenza di un partito che, se fascista non era di nome, il MSI, fascista lo era di fatto. Oggi pur liberi da questi vincoli, l'antifascismo non è pratica diffusa, acquisito come dovrebbe. L'Italia i conti con la propria storia non li ha fatti mai, e oggi per negligenza e per simpatia si tollera che associazioni dichiaratamente fasciste manifestino nelle piazze. Solo una lettura strabica della Costituzione può consentire che ciò accada. L'ANPI presidierà i propri sacrari per impedire che siano oltraggiati, ma nel contempo deve pretendere che lo Stato faccia la sua parte. Dobbiamo fare conoscere e amare la Costituzione. Nelle scuole innanzi tutto, in quelle pubblica e in quelle private, che è bene ricordare, hanno diritto di esistere ma senza oneri per lo Stato. La conoscenza della storia recente, la nascita del Fascismo, della Resistenza e della Costituzione deve entrare anche lì, non sono un territorio neutro. La nostra presenza nelle scuole manca di continuità, ora è affidata alla sensibilità degli insegnanti che invitano i nostri Partigiani a parlare della Resistenza, ma non tutti gli insegnanti hanno questa sensibilità. Ora abbiamo uno strumento in più, dobbiamo valorizzare l'intesa raggiunta fra il Ministero della Pubblica Istruzione e l'ANPI. E' un accordo che impegna le parti a portare nelle scuole la conoscenza della storia recente, la nascita del fascismo, della Resistenza e della Costituzione al fine di educare cittadini consapevoli. Il MIUR, così è definito l'accordo, è un avvenimento d'importanza storica e con il sostegno delle amministrazioni locali chiediamo che sia applicato in tutte le scuole. A Calderara, come negli altri comuni, ci adopereremo in questo senso. Dopo 30 votazioni infruttuose è stato eletto l'ultimo membro del CSM. La difficoltà non era dovuta alla difficile valutazione dei meriti dei vari aspiranti, ma stabilire a quale corrente politica dovesse appartenere. Va detto subito che la Magistratura nel suo insieme è uno dei poteri garanti della nostra democrazia e che i membri del CSM, una volta eletti, sfumano il colore di appartenenza, ma questo modo di selezionare è gravemente lacunoso. L'anziano e sconosciuto magistrato Meli nel '88 divenne Capo dell'Ufficio Istruzione delle Indagini della Procura di Palermo, preferito a Giovanni Falcone più giovane, ma il più titolato per indagini portate a termine, processi imbastiti contro la mafia e le sue infiltrazioni, il più bravo e determinato, incorruttibile, ma ahi noi, non appartenente a una cordata politica. Così mentre Meli diventato Capo delle Procura smantellava il pool antimafia guidato da Falcone, a Falcone erano affidate indagini per un furto di cocomeri. Oggi nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo si sta ripetendo qualcosa di analogo. E' il più preparato, nessuno può vantare un curriculum paragonabile al suo, ma non ha una cordata politica che lo sostiene e pertanto NON andrà alla Procura Nazionale Antimafia, per suo scorno e per nostro danno. Quando i partiti cercano il potere anziché fare politica fanno guai, sempre All'inizio parlavo di cambio generazionale diffuso come esigenza ineludibile. Questo ricambio risponde, almeno in parte alla necessità di accorciare le distanze, di avvicinarci ai giovani. Perché un giovane deve entrare nell'ANPI? Innanzi tutto perché è la casa comune, ci rappresenta tutti, e a essa tutti devono sottostare. Poi quando come ora le prospettive sono incerte e si procede a tentoni, guardiamo alla Costituzione per trovare la strada da seguire. Usiamola come il marinaio fa con la bussola o come il cieco con il suo bastone. Non ci manca la capacità di ascoltare. Vogliamo conoscere e farci conoscere. Le nostre generazioni hanno la responsabilità di aver costruito un modello di società che non dà prospettive a quelli che comunque sono il futuro del Paese. Vogliamo avvicinarci ai giovani senza pregiudizi e atteggiamenti supponenti. Abbiamo bisogno di loro, siamo pronti ad accoglierli e forse qualcuna delle nostre esperienze può essere utile anche a loro.