Informativa

Per migliorare il nostro servizio, la tua esperienza di navigazione e la fruizione pubblicitaria questo sito web utilizza i cookie (proprietari e di terze parti). Per maggiori informazioni (ad esempio su come disabilitarli) leggi la nostra Cookies Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.

OK X
Globalist:
stop
lunedì 8 febbraio 2016 18:55
Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.
 
Connetti
Utente:

Password:



Cultura

Grande successo di Maurizio Maggiani a Persiceto

Acclamazione a Persiceto per l'autore de "Il Romanzo della Nazione", che si autodefinisce anarchico con il "debole" per Garibaldi.

MAURIZIA COTTI
martedì 8 marzo 2016 21:58

La copertina del libro
La copertina del libro

È monello Maurizio Maggiani, classe 1951, arrivato il 27 febbraio, a San Giovanni in Persiceto per l'ennesima volta, a grande richiesta di amici, lettori e fan. Attende infatti un tempo minimo, lasciando ritualmente spazio per i saluti di Francesco Furlani, ex presidente del Consiglio comunale, per la presentazione affettuosa ed entusiasta di Maria Resca, che dichiara il suo amore per libri recenti e meno recenti dell'autore e naviga sicura tra riferimenti divertiti e citazioni da letture ripetute e approfondita (con il marito che annuisce ampiamente in prima fila).
Scalpita Maurizio Maggiani, apprezzando l'introduzione di un incuriosito Maurizio Garuti, le cui domande, posposte, resteranno però inevase. Anzi verranno cassate dall'irruenza dello scrittore. Un tempo minimo, poi Maurizio Maggiani è già lanciato nella sua narrazione, sfilando dai discorsi precedenti le domande implicite che gli piacciono di più. Parlerà, senza un attimo di pausa, per due ore.

Scrittore o narratore: una scelta intima

Premesso che indubbiamente uno scrittore è anche un narratore, Maggiani tuttavia preferisce la definizione di narratore cui tiene in modo particolare.
Lo testimonia il suo ultimo romanzo, "Il libro della Nazione", un fiume narrativo gonfio di storie e racconti, che seguono le correnti ed i vortici delle passioni di Maggiani. Contestato e frainteso titolo, perché non vuole proclamarsi per autodesignazione, romanzo per antonomasia della nazione, ma vuole riferirsi al contenuto, ovvero alle storie, che vengono dal popolo, che è il vero garante e l'unico sovrano della nazione. È infatti, nonostante i fraintendimenti, il romanzo che raccoglie le voci del popolo, delle persone che abitano e responsabilmente curano, difendono, proteggono la nazione, il territorio della nazione. Si capisce allora come Maggiani debba dare fondo a tutte le sue doti di narratore. I narratori, si ripetono, si allargano, puntano a un particolare, costruiscono correlazioni incongrue (come direbbe Antonio Faeti) per fare riflettere su diverse prospettive e angolazioni.

Maggiani si definisce anarchico (ammicca affettuosamente con la moglie presente tra il pubblico, ma attenta a mimetizzarsi, definendola l'unica marxista leninista, forse stalinista, della famiglia), figlio di anarchico e nipote di anarchico. Famiglia umile quindi, quasi analfabeta, con tutti che però avevano nel loro sentire etico il compito ed il dovere di imparare a leggere e a scrivere. Al nonno anarchico Maggiani fa risalire il suo primo sentimento di bellezza. Un rapimento estatico e contemporaneamente concreto, in cui il bello gli si era rivelato anche utile. Il nonno lo aveva preso con sé, regalandogli un paio di forbici da vite a misura di bambino (Maggiani ci tiene a precisare che le possiede ancora) a potare la vite. Alla fine del filare la potatura, sullo stesso lato, con la stessa precisa lunghezza e disposizione delle potature, risultava perfetta per allineamento, cura, essenzialità. E lui ne era rimasto toccato per sempre. La bellezza come perfezione, in quanto sintesi di bello e utile. Il legame col nonno si ripete con il padre, che era orgoglioso di vestire elegante e con il garofano rosso il 1° maggio. Ora si è perso questo orgoglio, questa capacità di vivere in modo fondato e radicato nel territorio, laddove per radicamento si deve intendere la responsabilità della persona verso quel territorio, una responsabilità di cura, a scanso di equivoci. Maggiani ricorda la sua affannosa ricerca di un garofano, a Sanremo, in estate, di un garofano rosso per il proprio matrimonio, per dire quanto le cose possano cambiare.

Viva Garibaldi

Le scelte di Maggiani nel sacrario italiano sono pertanto su una linea storica non maggioritaria: Garibaldi, Mazzini e la Repubblica Romana, anziché Cavour. Esalta i romagnoli che si sono dati da fare per salvare Garibaldi in fuga dalla Repubblica Romana.
Per Garibaldi ha una conoscenza quasi maniacale dei particolari. Ama l'eroe dei due Mondi e sottolinea come sia stato il fondatore riconosciuto a livello mondiale di tre repubbliche: la Repubblica del Rio Grande del Sud, sconfitta e abbattuta; l'Uruguay e l'Italia. Esprime l'apprezzamento per Garibaldi grande stratega, che aveva sconfitto eserciti in un rapporto di 1 a 6 e i cui volontari esuli erano finiti in molti nel 37° reggimento New York, la famosa (negli Stati Uniti) Garibaldi Guard, che combatté nella guerra di secessione americana a fianco dei nordisti. Era molto più confuso quando pensava politicamente.

Nessun apprezzamento invece per Alessandro Manzoni. Non può: lui intende la storia come il lavoro quotidiano di cura del popolo sovrano. Manzoni pensa all'intervento della Provvidenza. Piuttosto Charles Dickens, che conosceva la miseria e la sofferenza. Preferisce poi Puccini che conosce tutto a memoria, invece di Verdi. E Coppi. L'incontro termina non per esaurimento della narrazione o delle energie del narratore, ma perché il tempo trascorso tenendo la rotta è di oltre due ore. Maggiani firma generose dediche ai suoi lettori, che ne sentono già la mancanza. Occorre pensare subito ad un seguito.