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lunedì 8 febbraio 2016 18:55
Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.
 
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Ambiente

Ferrara: amianto nei terreni coltivati e veleni nelle falde in ex discariche abusive

Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.

Roberta Sangiorgi
lunedì 8 febbraio 2016 18:55

Zolle con cemento amianto a Santa Lucia
Zolle con cemento amianto a Santa Lucia

Dalle zolle emergono pezzi di cemento amianto, bottigliette di medicinali, scarpe, plastiche, una busta dell'Upim con il vecchio logo, risalente a decenni fa.
La mano affonda nel terreno ed emerge l'orrore di una terra violata e uccisa. E' la discarica comunale abusiva di via Santa Lucia alle porte di Ferrara, un appezzamento di 3 ettari ora coltivato, in cui negli anni '70 e '80 sono state seppellite tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi.

Le autorità non hanno mai riconosciuto questo terreno come discarica e quindi non hanno mai messo in sicurezza la popolazione da eventuali contaminazioni delle falde e dei prodotti agricoli lì coltivati. Quando i contadini vangano con i trattori in profondità e rivoltano le zolle, emerge di tutto, tra cui pezzi di cemento amianto, pericoloso cancerogeno, come potete vedere nelle foto. Sono reperti che testimoniano quanto, chi ha visto con i propri occhi questo scempio, va dicendo da anni senza essere ascoltato. Vittorio Galetti, ex dipendente dell'Amiu, ha denunciato il tutto sul Carlino Ferrara del 26 aprile 2009. Per questo ha perso molti amici ex colleghi di lavoro. C'è chi fatica a salutarlo quando lo incontra, per il solo motivo che ha avuto il coraggio di rendere pubblico ciò di cui è stato testimone.

"In via Santa Lucia - racconta Galetti (nella foto) - c'era una cava aperta perchè hanno usato la terra per fare le rampe della strada. Mi ricordo che un escavatore è andato a scavare nell'acqua di falda, due metri sotto, ed ha asportato terra per una profondità di 6 metri. Qui sotto, dentro la falda sono stati sepolti i rifiuti tossici e nocivi". Vittorio Galetti non ha dubbi. L'azienda dei rifiuti dell'epoca gli ordinava dove doveva interrare rifiuti tossici e pericolosi e lui eseguiva. Uno stipendio doveva pur portarlo a casa. Poi, in pensione, ha ripensato a quante volte ha oltraggiato l'ambiente eseguendo gli ordini, e ha iniziato a parlare (Carlino Ferrara 26-4-2009) per riscattare quel passato fatto di rifiuti tossici e nocivi e per mettere in guardia la popolazione, perché se a Ferrara ci si ammala di più di cancro rispetto ad altre zone dell'Emilia-Romagna un motivo c'è.

A Ferrara il maggior numero di casi di cancro in Emilia-Romagna

"Anche se è difficile stabilire delle correlazioni - afferma Luigi Gasparini (nella foto), Medico igienista preoccupato per la Salute Pubblica e referente dell'Associazione Medici per l'Ambiente ISDE Italia (In-ternational Society of Doctors for the Environment) - Senza dubbio a Ferrara e nella provincia ci sono elementi epidemiologici molto negativi, secondo l'ultimo rapporto pubblicato dalla Regione Emilia-Romagna, con dati epidemiologici risalenti al 2008-2009. C'è un eccesso di mortalità per tutti i tumori. In particolare è al primo posto per tumori al colon, alla trachea, ai polmoni. Sono tumori che hanno una componente ambientale. Quindi significa che si sono introdotte sostanze cancerogene o dall'aria o attraverso la catena alimentare. Per la trachea, è vero che il maggior imputato è il fumo di sigaretta, ma possono essere anche i fumi di altre sorgenti: inceneritore; gas delle discariche; traffico. All'interno di questi fumi ci sono degli IPA che sono le cause del cancro. Questi Ipa possono entrare anche nella catena alimentare. Così come le diossine. Possono dare origine a tumori anche 20-30 anni dopo l'esposizione. Possono poi avere un effetto di interferenza endocrina. Infatti le patologie endocrine sono in aumento".

Santa Lucia non è l'unica discarica abusiva. Gli Amici della Terra di Ferrara il 3 giugno 2010 avevano già denunciato le 22 discariche comunali abusive che circondano la città. Il Carlino Ferrara vi aveva dedicato una mezza pagina il 3 luglio 2010. Il 18 luglio 2014 una altra e più approfondita denuncia con i documenti catastali che identificano i luoghi e i proprietari attuali delle discariche comunali abusive occultate.

La discarica Cà Leona di via Eridano

Da Santa Lucia ci spostiamo in un terreno a ridosso del casello autostradale di Ferrara Nord. C'è un vasto campo coltivato a soia a fianco di un terreno coperto da pannelli fotovoltaici. E' l'area della discarica di via Eridano, località Casaglia, che è divisa in tre zone:
- la prima è quella ora coltivata a seminativi di 32 ettari ed è stata discarica attiva dal 1970 al 1983. Si trova a sud vicino alla autostrada A 13 Bologna Padova;
- la seconda è quella che ora ha i pannelli fotovoltaici. Ha una superficie di altri 30 ettari ed è stata discarica attiva dal 1984 al 1989;
- la terza sono i rimanenti 10 ettari che confinano con quella con i pannelli fotovoltaici ed è ben rico-noscibile perché è una grande vasca con argini ed è a norma di legge in quanto impermeabilizzata. E' stata attiva dal 1990 al giugno 1993.

Esposto alla Magistratura su Cà Leona

Stefano Bulzoni (nella foto), ex vigile urbano in pensione, insieme a Luigi Gasparini e a Vittorio Galetti, è da una vita che lotta contro chi inquina terreni e falde acquifere. Ha fatto tanti esposti alla Magistratura, l'ultimo dei quali, proprio sulla discarica di via Eridano, è stato depositato il 21 dicembre 2015. E' grazie a lui se si è accertato che le due discariche attive in via Eridano, dal 1970 al 1989, erano state usate come discariche comunali abusive dalle municipalizzate AMIU (dal 1970 al 31 luglio1992) e AGEA (dal 1° agosto 1992 al giugno 1993).
"Qui in via Eridano, dopo il ponte dell'autostrada - racconta Bulzoni - c'era terreno agricolo che a partire dal 1970 il Comune prese in affitto a lotti, tramite la municipalizzata Amiu, che poi lo ha usato per farvi trincee lunghe 70 metri ognuna, larghe 50 e profonde da 2 a 4 metri da usare come discarica fino al giugno 1993. Poi, man mano che le trincee si riempivano di rifiuti venivano ricoperte con mezzo metro di terra. Così, dopo aver occultato i rifiuti, i lotti presi in affitto venivano restituiti ai proprietari che li tornavano a coltivare senza alcuna precauzione e con il benestare del Comune".
Grazie all'ex vigile la discarica di via Eridano (località Casaglia) è stata dichiarata abusiva con sentenza n° 679 del Pretore di Ferrara del 26.9.1995. Sono stati condannati l'assessore all'Ambiente Wander Maranini e due direttori dell'Amiu e Agea dell'epoca. Le discariche hanno chiuso quando è entrato in funzione il nuovo inceneritore di via Diana nel '93.

Quei 30 ettari, ora coltivati, non riconosciuti come discarica abusiva

"Circa 30 ettari però - prosegue Bulzoni - non vengono riconosciuti come discarica, nonostante io l'abbia ripetutamente segnalato a tutte le autorità competenti (Comune, Provincia, Regione, Arpa e Usl) già dal 2011. Inoltre nel verbale della conferenza dei servizi della Provincia, del 13-12-2010, c'è scritto: << La discarica di Cà Leona (via Eridano) interseca aree con vincolo archeologico ai sensi dell'art. 21 comma 2° lettera A del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP)>>.
Ho le prove di quanto ripetutamente denunciato: i contratti d'affitto ad uso discarica; i bilanci dell'Amiu, dove ci sono le fatture con gli importi pagati dalle industrie chimiche che conferivano al Comune i loro rifiuti tossici, soprattutto la Solvay, che ne ha venduti per circa 300 tonnellate all'anno, finiti soprattutto nel quadrante est in via Contardo d'Este, dal 1950 al 1970 e poi nelle discariche di via Eridano e Santa Lucia dal 1970.
In via Eridano sono finiti 300 tonnellate l'anno dal 1970. Sono migliaia di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi seppelliti sotto 3-4 metri di profondità. Sopra hanno messo rifiuti urbani e poi uno strato di mezzo metro di terreno e poi hanno restituito il tutto al proprietario che è tornato a coltivare.
La geologa della Provincia Gabriella Dugoni - in un artico sui quotidiani locali - disse che nelle discariche c'è il cromo esavalente e pertanto io ho fatto le analisi in quella di via Eridano coltivata senza autorizzazioni e ho trovato questo metallo pesante e tossico, il cromo esavalente appunto. Comune e Provincia negano che ci siano rifiuti tossici e nocivi seppelliti qui sotto, perchè nelle analisi che fa l'Arpa non viene ricercato il cromo esavalente, ma il cromo totale. Analisi dalle quali non si può estrapolare quello tossico".

Nella discarica di via Eridano, il terreno nel 2015 è stato coltivato a soia. In passato anche a girasole, granoturco e grano. "Pensi che con quel grano - racconta Bulzoni - ci facevano la farina usata per la coppia ferrarese, prodotto Igp dal 2001 e vanto della zona. Poi hanno sospeso a seguito di mia denuncia alle associazioni dei panettieri. Decisione più che opportuna in quanto vi era pure stato il sequestro del grano della discarica di via Eridano stoccato nei silos.
Ora la Ausl ha scritto che le attuali colture non sono destinate ad uso umano, ma se la soia viene data agli animali entra comunque nel circuito alimentare".

Pericolose sostanze cancerogene nelle falde di Cà Leona

L'ex vigile Stefano Bulzoni, insieme al dottor Luigi Gasparini e a Vanna Ruggeri, ha depositato un esposto il 21 dicembre alla Procura della Repubblica, in cui ribadisce che la "DISCARICA di via Eridano, località Casaglia è abusiva e nasconde rifiuti di ogni genere: tossici, nocivi, pericolosi".
A dimostrazione che quanto sostiene corrisponde al vero, nella ultima denuncia del 21 dicembre 2015 ha portato gli esiti delle analisi. Dicloropropano, Arsenico, Ferro, Manganese, Solfati, Nichel, MTBE, Alluminio, Nitriti, CVM (monocloruro di vinile), Antimonio. Sono queste le sostanze perico-lose, cancerogene e tossiche per la salute ritrovate in concentrazioni elevate nei campioni di acque sotterranee.
Sono pericolose non solo in sé, ma perché anche potenzialmente assimilabili dalle colture vegetali coltivate in via Eridano, entrando così nella catena alimentare. "La preoccupazione sanitaria - spiega Bulzoni - è motivata anche perché la contaminazione delle acque sotterranee non ha dimostrato si-gnificative diminuzioni nel corso del tempo e neanche negli ultimi anni dal 2010 al 2015".
Nelle acque sotterranee adiacenti alla ex-discarica di via Eridano, molti inquinanti superano più di 10 volte la relativa soglia di contaminazione. Cosa significa?
Significa che il livello di rischio è "molto alto". Lo ha stabilito il gruppo di lavoro composto da esponenti dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) e dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale), che ha il compito di definire un Modello Scientifico di riferimento per la classificazione dei terreni nella Terra dei Fuochi in Campania.
La Terra dei Fuochi è anche a Ferrara.