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Cultura

La Grande Retata a Lodz: morirono 200mila ebrei. Persiceto non dimentica

"La grande retata" è la mostra sullo sterminio degli Ebrei del ghetto di Lodz ed anche di rom e sinti, a Persiceto fino al 13 febbraio.

L'ATELIER
domenica 17 gennaio 2016 09:39

Locandina della mostra
Locandina della mostra

"La grande retata" è il titolo della mostra sullo sterminio degli Ebrei del ghetto di Łόdz ed anche di rom e sinti nei campi di sterminio di Chelmno e Auschwitz, che rimarrà aperta sino al 13 febbraio, nella sala della Biblioteca in piazza Garibaldi 7 a Persiceto. E' una occasione davvero importante per approfondire una parte tragica di storia del Novecento, soprattutto in occasione della Giornata della Memoria del 27 gennaio.
La mostra, realizzata dal Centro del Dialogo -Marek Edelman di Łόdz e dall'Archivio Nazionale Polacco di Łόdz, è costituito da 26 pannelli che raccolgono documentazione storica e fotografica sul Ghetto di Łόdz, con immagini scattate dal 1939 all'Agosto del 1944. La versione italiana è curata da Anna Szwarc Zajac (nella foto insieme ad Hana Silberstein a destra, dell'associazione L'Atelier) ed è realizzata in collaborazione con il Consolato Generale della Repubblica di Polonia in Milano.
Questa mostra è stata proposta all'Associazione Culturale L'Atelier di San Giovanni in Persiceto dall'Associazione italo-polacca Via dell'Ambra di Savignano sul Panaro. L'Atelier ha deciso di proporre questa importante mostra nella sala espositiva di Palazzo SS. Salvatore con il patrocinio del Comune di San Giovanni in Persiceto perché fosse fruibile da un pubblico più vasto.

LA GRANDE RETATA

Allo scoppio della seconda guerra mondiale vivevano a Łόdz 665.000 persone ed era considerata la seconda città più popolata della Polonia. Un terzo dei suoi abitanti erano ebrei, in totale 144.000. La zona più povera della città (Bałuty) di circa quattro chilometri quadrati, era stata scelta dai tedeschi come luogo più adatto per la creazione del ghetto ebraico di Łόdz, dove nel Maggio 1940, cacciati dalle loro case, furono rinchiusi tutti gli ebrei della città. Nel ghetto vennero rinchiusi anche 5.000 tra sinti e rom che furono deportati ed eliminati nel campo di sterminio di Chełmno nel Gennaio del 1942.
Fin da subito, la fame e la miseria stringono gli abitanti del ghetto in una morsa letale. Con il trascorrere dei giorni, la popolazione, costretta a stare in 6-8 persone per stanza, viene decimata dalla fame e dalle malattie epidemiche come il tifo, la tubercolosi, la diarrea e l'influenza.
Il ghetto, completamente circondato da un recinto, era sottoposto a sorveglianza strettissima da parte della polizia tedesca che sparava su chiunque si avvicinasse. Furono uccisi centinaia di residenti ebrei e si creò un'atmosfera di terrore e paura che ebbe lo scopo di inibire qualsiasi tentativo di fuga o di introduzione furtiva di cibo. Questa situazione bloccò l'ingresso di rifornimenti di contrabbando e di notizie dal mondo esterno, rendendo gli ebrei completamente dipendenti dalle autorità tedesche.
Prima della seconda guerra mondiale il 43% degli ebrei di Łόdz erano occupati nell'industria in particolare nel tessile; questo fatto venne sfruttato dai tedeschi, che con un minimo costo di mantenimento ne traevano il massimo profitto. Migliaia di ebrei furono adibiti al lavoro forzato, che sembrava l'unico mezzo di salvezza dalla morte, producendo divise, impermeabili, cappelli, scarpe e stivali per l'esercito tedesco. Più della metà di questi e altri prodotti venne venduto alle industrie private tedesca. Infatti, il ghetto di Łόdz fu tra i primi ad essere creato per controllare la popolazione ebraica, e fu l'ultimo ad essere liquidato proprio perché lo sfruttamento del lavoro degli ebrei produsse enormi profitti per il Reich e per gli industriali tedeschi. Nel Dicembre 1941 a Chełmno, a 60 km da Łόdz entrò in funzione il primo campo di sterminio per l'esecuzione della soluzione finale. In una prima fase, da Gennaio a Maggio 1942, vennero deportati 55.000 ebrei soprattutto i più deboli, i più vulnerabili ed elementi improduttivi.

Nella seconda fase, che iniziò il 1 Settembre 1942, per primi vennero prelevati i pazienti degli ospedali poi fra il 5 e il 12 Settembre venne fatta una retata, con un'operazione spietata che gli ebrei chiamarono Sperre (dal tedesco Gehsperre, coprifuoco). In questa operazione i tedeschi passarono di casa in casa prelevando tutti gli anziani, i malati e i bambini sotto i dieci anni. I deportati a Chełmno furono oltre 15.000. La vita del ghetto fu completamente sconvolta e quasi tutte le famiglie persero almeno un membro. La brutalità di questa azione non sarà mai dimenticata da coloro che sono riusciti a sopravvivere.

Dalla metà del Settembre 1942 fino alla liquidazione del ghetto di Łόdz, le deportazioni nei campi di sterminio si diradarono e divenne un immenso campo di lavoro dove furono convogliati ebrei anche da altri paesi.
Nel Febbraio 1944 Himmler decise di passare alla fase di liquidazione e fra il 23 Giugno e il 14 Luglio del 1944 a Chełmno furono sterminati oltre 7.000 ebrei.
A causa dell'avanzata dell'Armata Rossa e della limitata capacità di sterminio di Chełmno, all'inizio di Agosto i tedeschi deviarono le deportazioni verso Auschwitz, dove vennero mandati più di 65.000 ebrei. Sorpresi dalla rapidità dell'avanzata sovietica, i tedeschi non ebbero il tempo di distruggere le prove del proprio operato e si lasciarono dietro un archivio intatto, che contiene una vasta documentazione sulla storia del ghetto di Łόdz.
Dei 204.800 ebrei che hanno vissuto nel ghetto di Łόdz nel corso della sua esistenza, ne sono sopravvissuti solo 7.000-10.000.