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Globalist:
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lunedì 8 febbraio 2016 18:55
Esposto alla Magistratura sulla ex discarica abusiva di Cà Leona in via Eridano. Intanto a Santa Lucia si continuano a coltivare terreni con cemento amianto frantumato.
 
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Ambiente

Ex Razzaboni. Il Corpo Forestale: 320 kg di amianto non pochi grammi

Bocciata la relazione del direttore lavori Meletti, secondo cui c'erano pochi grammi di amianto. Alla Conferenza dei Servizi arriva la relazione dei Forestali di 10 anni fa.

La redazione
lunedì 21 dicembre 2015 16:08

Ripresi i lavori alla discarica Razzaboni
Ripresi i lavori alla discarica Razzaboni

Discarica abusiva ex Razzaboni: sono 320 i chilogrammi di amianto sotterrati nei cumuli e non pochi grammi, come ha sostenuto il Sindaco di Persiceto, Renato Mazzuca.
Non ci voleva molto a saperlo. Bastava chiederlo al Corpo Forestale, che già più di 10 anni fa aveva rilevato la presenza di amianto. Controcorrente lo aveva scritto un anno fa: il Sindaco, anziché informarsi dal Corpo Forestale per tutelare la salute dei cittadini, ci ha tacciato più volte di allarmismo. Finalmente qualcuno si è deciso a chiedere la relazione dettagliata al Corpo Forestale e l'esito è arrivato sul tavolo della terza conferenza dei servizi che si è svolta il 13 novembre: 320 kg di cemento amianto che hanno sparigliato le carte e i pareri di Comune, Regione, Città Metropolitana, Ausl, Arpa.
Tutti i big protagonisti della bonifica per ben 2 conferenze dei servizi (quella del 25 settembre e quella del 7 ottobre) hanno continuato ad arrovellarsi per capire come smaltire quei "frammenti di cemento amianto occasionalmente rinvenuti in quantità modeste".
Il dottor Meletti, nella sua relazione del 25 settembre, cavalcava la tesi che la presenza di poche fibre di amianto "consentirebbe di classificarle come rifiuto non pericoloso da smaltire da smaltire in via cautelativa in discarica".
Ma siamo sicuri?
Tutte le parti si sono riservate approfondimenti, eccetto ACR, la ditta che ha in appalto il trasporto di materiale, che fa mettere a verbale una frase che è come un macigno: "ACR non condivide l'attribuzione del codice di materiali non contenenti amianto in quanto non cautelativo e chiaramente individuabile, perchè in qualità di produttore dei rifiuti teme denunce".
Abbiamo capito bene? Era in ballo il giochino di mischiare le poche fibre di amianto con il fango e gettare tutto in discarica, perchè la legge lo prevederebbe, secondo quanto dichiarato da Meletti?
Luca Razzaboni docet: forse pensava anche lui di essere dalla parte della legge cambiando i codici e, voilà, facendo sparire l'amianto. Meno male che i 320 chilogrammi della relazione della Forestale fanno definitivamente bocciare il progetto di Meletti, Direttore dei lavori, che da tempo si trova in un palese conflitto: è controllore e controllato. Deve fare le analisi ai rifiuti e alle acque di falda, come titolare di Ecomel, e nel caso venga fuori qualcosa di strano, deve dire a se stesso, direttore dei lavori, di bloccare la bonifica. Posizione scomoda la sua, tant'è che la Conferenza dei Servizi lo boccia.
Nel verbale è scritto: "La Conferenza dei Servizi ritiene che il documento proposto dalla direzione lavori (Umberto Meletti) non sia condivisibile nelle premesse con particolare riferimento all'interpretazione normativa e anche alla luce delle informazioni recentemente apprese, provenienti dal Corpo Forestale dello Stato, circa il conferimento di 320 kg di tubazioni in Cemento Amianto presso il sito. Quindi propone di prescindere dai contenuti della relazione, ritenendo invece corretto che la proposta operativa debba provenire direttamente dal produttore dei rifiuti (Acr e Hera)". Bingo! La proposta di buon senso di Acr e Hera è di effettuare una cernita selettiva visiva, in cui i pezzi di amianto vengono inseriti nelle big bag bianche e poi smaltiti secondo la legge. Per quanto riguarda il terreno verranno effettuate analisi e se sono presenti fibre di amianto la parte inquinata verrà smaltita secondo legge.
Dal 15 settembre i lavori sono ripresi i primi di dicembre: in mezzo c'è una variante che indica una maggiorazione di costi di circa 300mila euro e prospetta la fine lavori ad aprile, quando nel primo progetto il tutto si sarebbe dovuto concludere a fine 2015. Ciò porterà alla seconda sanzione di oltre 400mila euro da parte della Commissione Europea.

Di chi è la responsabilità del ritardo e dei maggiori costi?

Perchè il Comune ha iniziato la bonifica senza essersi informato prima col Corpo Forestale, portando avanti la tesi che l'amianto non c'era e poi, una volta ritrovato, che erano solo pochi frammenti, mentre invece sono 320 kg?
Perchè i lavoratori sono stati costretti a lavorare senza precauzioni e gli abitanti delle zone circostanti non sono stati messi in sicurezza?
Perchè l'Ausl non aveva mai fatto effettuare analisi dell'aria specifiche sull'amianto, tanto che nel verbale della Conferenza dei Servizi del 7 ottobre l'Ausl "ribadisce la necessità di integrare il piano di monitoraggio dell'aria con il rilevamento delle eventuali fibre d'amianto"?
Prima o poi qualcuno dovrà individuare i responsabili. Dopo le ripetute denunce della libera informazione e del M5S i lavoratori hanno la tuta e la mascherina prevista dalla legge ed i lavori vengono eseguiti secondo le precauzioni di legge.
Intanto giunge da Silvia Piccinini, consigliera regionale del M5S, la buona notizia che la Regione Emilia-Romagna ha finanziato altri 4 milioni per ultimare la bonifica, anche con l'area Mise, che dovrà essere espropriata a Luca Razzaboni.